Il dottor Supercazzola
Tre milioni e 200 mila Euro. Questa la valutazione fatta dal dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Canosa di Puglia sull’edificio completamente da ristrutturare dell’ex cinema Skorpion. E il dottor Supercazzola propone al Consiglio comunale una delibera che lo autorizza al preliminare di vendita. Ma non è ancora chiaro dove troverà i fondi per completare l’opera. 
Consiglio comunale di lunedì 26 gennaio. Si discute il punto all’ordine del giorno che ha come oggetto l’acquisizione al patrimonio del Comune dell’immobile una volta cineteatro Skorpion, dismesso da tempo immemore, degradato fino al punto di essere irriconoscibile e giacente da lustri inutilizzato, tanto che la proprietà ha pensato di declassarlo a deposito. Un ingombro e un segno tangibile della decadenza anche culturale di una città, che ha coinciso in ottima parte con le amministrazioni di destra che poco, in passato, si preoccuparono di valorizzarlo; unitamente alla proprietà che non ha mai mostrato molto interesse nell’investire su quell’impianto. Una situazione peggiorata notevolmente fino alla chiusura di fatto, dopo la scomparsa del vecchio direttore, l’unico che ci credeva.
Da allora, quell’edificio di dimensioni non banali, proprio nel centro della città, ha rappresentato soprattutto un peso per la famiglia, una flebile speranza per chi credeva ancora che potesse tornare agli splendori di un tempo, ma non si sa bene come. In passato, quando la situazione non era ottima, ma nemmeno critica, fu l’amministrazione dello scomparso avv. Lomuscio a tentare di rianimarlo, inventandosi il mercoledì una sorta di collaborazione tra Comune ed ente privato, in cui le spese di gestione, almeno per quel giorno, furono in carico al pubblico. Si proiettavano pellicole di buon spessore culturale, al di fuori del circuito normale, ad un prezzo politico. E, bisogna dire, che l’iniziativa riscosse anche un discreto successo di pubblico.
Gli anni successivi, ovvero quelli della destra soverchiante, brillarono soprattutto per il totale disinteresse sul tema.
Oggi, a decenni di distanza, improvvisamente lo Skorpion desta nuovi interessi, o appetiti - non è ben chiaro - tanto da far
esprimere la volontà al sindaco Malcangio figlio
di acquisire l’immobile già destinato a “Cineteatro” . Il progetto è alquanto nebuloso. Non si bene cosa ne voglia fare. Vorrebbe
realizzare il cineteatro museo “Lino Banfi”. E il concetto lo ribadisce con granitica assertività, direbbe Giorgia Meloni:
“è intenzione di questa amministrazione attivarsi per concorrere ed ottenere i finanziamenti regionali, ministeriali ed europei per far sì che la città possa dotarsi di sale cinematografiche, contenitori culturali, museali, intrattenimento e laboratori artistici, riattivando il Cinemateatro Skorpion ormai chiuso da anni.” Salvo poi innestare una mezza retromarcia:
“L’idea è che all’esito dell’ottenimento dei finanziamenti e dei lavori necessari, possa nascere un Cinemateatro Museo comunale intitolato al maestro Lino Banfi. Mi preme sottolineare che l’idea sia ancora in fase embrionale. Ripeto, l’idea è ancora in fase embrionale e che, proprio per questo, necessiti dell’approvazione dell’assise comunale per intraprendere il percorso.” In realtà, la delibera che si chiede di approvare al Consiglio comunale rappresenta la copertura politica, ma anche giuridica, di un preliminare di vendita, con annesse assunzioni di responsabilità. Il preliminare di vendita già è stato concordato, ma agli atti della delibera non c’è come parte integrante, di conseguenza nessuno ne è completamente edotto sul contenuto. Salvo qualcuno, che nel suo chilometrico intervento dimostra di essere a conoscenza di atti che forse anche il sindaco ignora. E’ l’onorevole Francesco Ventola. Il quale dichiara pubblicamente che ha potuto leggere carte che nessuno forse ha mai visto. E si spinge anche sui particolari del progetto:
due sale polifunzionali uno da 98 posti e uno da 150 posti, di una sala polifunzionale museo cimeli della storia di Lino Banfi e anche la visione dei film di Lino Banfi in un’altra saletta, la rifunzionalizzazione del bar davanti che diventa un punto ristoro. Scusate l’italiano, ma è la trascrizione letterale dell’intervento. Non solo, Ventola, che è il vero demiurgo della maggioranza, è più chiaro rispetto al sindaco anche sul contenuto della delibera. Il sindaco, ad esempio, era stato molto evasivo sull’eventuale penale che il Comune avrebbe versato all’attuale proprietà se il preliminare di vendita non si fosse poi perfezionato. Probabilmente si è confuso con un passo della delibera che fa riferimento all’acquisizione al patrimonio del Comune, che avverrà solo dopo la stipula dell’atto definitivo. E’ ovvio che sia così. Non è altrettanto ovvio quanto il sindaco, trovatosi a malpartito dopo la raffica di critiche sopraggiunte, ha sostenuto in interviste a vari organi di stampa, ovvero che l’acquisizione fosse legata al conseguimento dei finanziamenti per la ristrutturazione dello stabile, lasciando intendere che il venir meno di questa condizione non avesse alcuna conseguenza sui conti dell’Ente.
Il suo demiurgo lo ha smentito in Consiglio comunale. Negli atti della trascrizione della discussione è riportato:
se votiamo non è che domani andiamo a fare l’atto di compravendita; se al 31/12, da quello che ho capito io, noi non troviamo finanziamenti, delle due l’una, o lo compriamo o paghiamo 5.000 euro di penale. Certo, fa impressione che non si mostri tanto sicuro di aver capito tutto di quell’atto, ma l’ipotesi della penale è più che adombrata. Così come fa impressione che non esista in delibera un indirizzo politico chiaro su cosa accadrà se le varie richieste di finanziamenti non dovessero essere sufficienti a coprire le eventuali spese di ristrutturazione e rifunzionalizzazione delle sale:
delle due l’una, o lo compriamo o paghiamo 5.000 euro di penale. E chi ci dice che saranno solo 5 mila, visto che perfino il demiurgo si esprime secondo quanto lui avrebbe capito? E chi sarà il decisore della scelta finale? Il Consiglio comunale con un’altra delibera?
Ventola va anche oltre, e spiega il motivo per il quale l’amministrazione avrebbe deciso di acquisire l’ex cinema Skorpion:
“attenzione ma nel frattempo, perché c’è un anno, 11 mesi di compromesso, dobbiamo andare alla ricerca di finanziamenti non per l’acquisto perché il finanziamento c’è l’acquisto non te lo finanzia nessuno, ma per la ristrutturazione e quindi c’è da subito un bando regionale che scade fra qualche giorno, non sappiamo se ci sarà una proroga, che finanzia proprio la rifunzionalizzazione dei cinema e dei teatri, regionale 68 milioni di euro a disposizione, concorriamo?” Domande retoriche a parte, nel linguaggio apparentemente involuto della trascrizione, il demiurgo fa sapere che bisogna correre con il compromesso, perché c’è un bando regionale in scadenza che forse verrà prorogato, da 68 milioni di euro (probabilmente sarà il valore complessivo che poi verrà distribuito tra quanti decidono di parteciparvi e vincerlo). E sembra chiedere ai consiglieri:
“vi assumete la responsabilità di non provarci?” Strano è che nel testo della delibera non vi sia alcun riferimento ad una delibera o ad un bando regionale. Le motivazioni sembrano essere altre, quanto vaghe o da massimi sistemi. Così come nel passo successivo, il demiurgo si rivela ancora più vago:
“Ci sono finanziamenti a livello nazionale comunitari, fondazioni bancarie, ci può interessare questa cosa e ci mettiamo in moto tutti il sindaco in primis per andare a reperire risorse finalizzate a renderlo funzionale?”. Sembra che il problema si ponga al contrario. Non compro quello stabile perché ne voglio fare qualcosa di già definito, pianificato. Lo compro e poi vedremo cosa farci, e se siamo bravi riusciremo a trovare anche i fondi.
E’ accettabile questa logica? E’ sostenibile un’amministrazione che si regge su tali direttive? Sono credibili le loro ipotesi alla luce di una vicenda simile raccontata dal demiurgo nel suo intervento?
“Abbiamo saputo che il cinema Strippoli aveva ottenuto, la famiglia Di Pinto, un finanziamento regionale per realizzare due sale polifunzionali, a dicembre è stato revocato quel finanziamento e addirittura la famiglia Di Pinto dovrà dare i soldi indietro alla regione”. E, aggiungiamo noi, se è fallito il progetto di una famiglia che il cinema lo fa ancora, quante possibilità avrebbe un soggetto privato in partenariato, è questa l’ipotesi, che dovrebbe essere individuato attraverso un bando, visto anche quanto accaduto qualche anno fa al Lembo?
Sabino Saccinto Vers. pdf 
Pubblicato il 25/02/2026 h 11:16:20
Modificato il 25/02/2026 h 13:16:28
Riproduzione riservata
Registrati ed avrai la possibilità di commentare i post e di ricevere per e-mail un avviso di aggiornamento del sito.
Dueparole.eu é anche su Facebook