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Non c’eravamo poi tanto amati

In vista delle Amministrative di Primavera i partiti si organizzano. Il Centrodestra sembra andare speditissimo verso le elezioni, il Centrosinistra, invece, arranca.

Sindaco, ha annunciato di non ricandidarsi ma ha detto che aveva deciso da tempo. Da quanto tempo? E Perché?
Da un po’, ed è stata una mia decisione personale che avevo condiviso con poche persone a me vicine. La frantumazione del quadro politico di questi anni non mi ha aiutato. Faccio un esempio: venni eletto da una coalizione Pd-Idv-Sel, adesso i due consiglieri ex-dipietristi fanno riferimento a Raffaele Fitto.
No, le parole appena lette non sono tratte da un’intervista al sindaco La Salvia, bensì è la prima domanda che viene rivolta da un giornalista di "La Repubblica" al sindaco di Genova Marco Doria il 10 febbraio. Le ho riportate perché tra la vicenda del sindaco ligure, facendo ovviamente le dovute proporzioni, e quella del sindaco di Canosa vi sono alcune affinità.
Marco Doria non è, e forse non si è mai considerato, un politico di professione. Proviene dalla società civile, modo di dire che presuppone una certa inciviltà in quella politica. Doria non era in quota al partito di maggioranza (il PD), partecipò alle Primarie e le vinse contro un candidato che oggi definiremmo espressione dell’establishment.
Qualche analogia con il caso canosino vi è: sia Marco Doria che Ernesto La Salvia sono espressione di forze politiche alla sinistra del PD, non sono organici ai partiti e dopo il primo mandato non si ricandideranno (ma mai dire mai). Ciò che li differenzia è il modo con il quale sono diventati candidati: le Primarie, per Doria, scansate come il demonio da La Salvia, e le motivazioni che i due adducono per non riconfermarsi. Doria parla di una esplicita crisi politica legata al mutamento della coalizione, La Salvia, al contrario, si ricandiderebbe anche con una coalizione che in questi anni qualche pezzo lo ha perso per strada.
Ma se a Genova la soluzione sembra essere relativamente semplice, a Canosa il percorso del Centrosinistra ricorda un campo minato. Partiamo da un dato.
Le sorti residue dell’Amministrazione La Salvia sono rette al momento da una maggioranza composta da PD, PSI e ciò che è avanzato dell’IDV dopo il forfait del consigliere Cosimo Pellegrino, passato da strenuo difensore del sindaco in carica a suo ferocissimo oppositore, con l’aggiunta di un assessore - Elia Marro - riconducibile alla Canosa Futura (creatura ormai di fatto estinta) del consigliere Luciano Pio Papagna. E qui occorre fare riferimento ad un antefatto normale nella dinamica politica, ma bizzarro nella sua evoluzione e Dio non voglia disastroso nelle conclusioni. Tempo fa sono state avviate le procedure per definire il contorno della coalizione di centrosinistra che, secondo lo schema del PD, ispirato al più ne siamo meglio sembriamo, si estendeva dal centro verso la sinistra, con ipotesi Primarie per la scelta del sindaco. Ed è lì che il primo tassello che reggeva la vecchia maggioranza La Salvia è venuto meno: i socialisti, ai quali è molto dispiaciuta la presenza in coalizione di un movimento (Io Canosa) vicino all’ex assessore regionale Andrea Silvestri, verso il quale già qualche malumore sotto traccia lo espressero quando il figlio Marco entrò in giunta: vecchie ruggini mai del tutto rimosse. I socialisti sono fuori, ma in compenso il PD incassa l’adesione di Luciano Pio Papagna, che firma un documento di intesa salvo poi marinare tutti gli incontri di coalizione. Finché non giunge domenica 5 febbraio, giorno delle Primarie del Centrodestra a due mesi esatti da un’altra data famigerata per il PD. Può sembrare paradossale che forze politiche finora a sinistra vadano alle Primarie della coalizione a loro avversa (almeno in teoria), ma accade anche questo. Il sindaco ne viene avvisato in qualche modo, ma non ne fa una questione vitale, almeno per la sua maggioranza, anzi rilascia una sorta di dispensa totale ai consiglieri. Lo proibisce solo agli assessori in quanto titolari di sue deleghe. E a votare vanno in tanti, socialisti soprattutto, ma anche membri del direttivo del PD locale. Ma la pietra dello scandalo per la direzione del PD è il consigliere di maggioranza Luciano Pio Papagna, il quale si era premurato di far arrivare un post ai suoi del seguente tenore: Buona domenica.. le primarie sono la migliore forma di democrazia per la scelta del futuro candidato Sindaco direttamente espressa dai cittadini ...non importa di quale parte politica siano ...è importante che tutti i cittadini VADANO a votare esprimendo un voto consapevole ed onesto ....IO VOTO SABINO SILVESTRI ....TU ?? Non bastando il messaggino sul cellulare, si fa anche fotografare nell’atto di infilare nell’urna l’inequivocabile scheda. Le ire del Segretario PD sono garantite e immantinente convoca la Segreteria, il giorno prima, e il Direttivo quello dopo, mercoledì 8 febbraio, dopo che già aveva dato alla stampa dichiarazioni di fuoco in cui invitava il sindaco La Salvia a prendere atto della situazione creatasi dopo lo "tsunami" delle Primarie del Centrodestra. Una sorta di avviso di sfratto a cui, a stretto giro di stampa, il Primo Cittadino risponde il giorno dopo. Ormai la dialettica interna al Centrosinistra sembra un dialogo tra sordi, i rapporti politici, ma anche umani, irrimediabilmente deteriorati. Si rasenta il paradosso, e il canovaccio ricorda una commedia di Ionesco. Mentre il Segretario insiste nel sostenere che una maggioranza politica a sostegno dell’Amministrazione non c’è più, il Sindaco ribatte che è vero tutt’altro: la maggioranza c’è ed è coesa ed è perfino sorretta da sette consiglieri PD, gli stessi che il Segretario vorrebbe che se ne stessero fuori ma non si sa bene come. Per far cadere un’amministrazione occorrono le dimissioni della metà più uno dei consiglieri, ma il PD ne ha solo sette e dovrebbe chiedere aiuto all’opposizione, ma non è detto che siano disposti a seguirli. Si potrebbe optare per un’uscita dall’Amministrazione e per un eventuale appoggio esterno: ipotesi altrettanto stramba, l’Amministrazione è giunta alla scadenza naturale e gli ultimi atti da votare sono stati già tutti concordati. Sarebbe bizzarro, o quantomeno pretestuoso, creare una crisi politica e cassare provvedimenti già concordati.
E allora, come se ne esce? Ci provano venerdì 10 febbraio. Ennesimo direttivo, questa volta alla presenza autorevole del Segretario regionale, nonché reggente provinciale Marco Lacarra, ospite del circolo canosino in compagnia di Ruggiero Mennea, consigliere regionale di Barletta. Il Lacarra tiene a precisare che solitamente le segreterie regionali o provinciali non intervengono mai in questioni strettamente connesse ai territori, dove basta e avanza l’esperienza e la conoscenza dei dirigenti locali, tranne che nei casi particolarmente gravi, e quello di Canosa evidentemente non lo è. Aggiunge che non ha nulla contro la strada che la direzione locale ha intrapreso, sia che si tratti di riconferma del sindaco uscente o di indizione delle Primarie, sottolineando però, e il particolare non sfugge, che poi bisognerà spiegare bene agli elettori, nel caso di un mancato accordo con il sindaco uscente, i motivi che l’hanno generata. Alla fine di una discussione piuttosto accesa, il Lacarra mette mano al suo cellulare ed avvisa La Salvia che l’indomani mattina una delegazione PD sarebbe andata a fargli visita. Parliamo di sabato 11.
Quello che si sperava o che si credeva accadesse, era un intervento accomodatore dall’alto, un deus ex machina che avrebbe risolto la situazione. Non accade assolutamente nulla, né sabato, né tanto meno domenica. In compenso su "La Gazzetta del Mezzogiorno" appare un articolo privo di firma che annuncia chi sarebbero stati i concorrenti del PD alle Primarie, nomi sui quali il direttivo del partito avrebbe dovuto pronunciarsi entro il 12 febbraio, avendo sottoscritto un documento di coalizione secondo il quale ciascuna lista si sarebbe impegnata a non eccedere in fatto di candidati, limitandosi ad uno solo.
Infatti nel direttivo dell’otto febbraio, il secondo punto all’ordine del giorno era stato l’indicazione di un candidato alle Primarie, e in quell’occasione di nomi se ne erano fatti addirittura tre: il dott. Antonio Imbrici, la dott.ssa Antonella Cristiani e, in subordine, qualora i primi due avessero rinunciato, lo stesso segretario sezionale Nicola D’Ariano.
Da quel momento si perdono le tracce della discussione, che continua febbrile fra gli addetti ai lavori, fino a scoprire venerdì 17 (ennesima riunione del direttivo PD) che dei tre candidati è confermato il dott. Imbrici Antonio e che sorprendentemente Io Canosa (l’altra lista della coalizione) ha rinunciato a candidare uno dei suoi, rendendo di fatto inutili le Primarie e lasciando il cerino in mano al PD, che dovrà ora spiegare al sindaco uscente come mai la sua ricandidatura diretta necessitava di un passaggio per le Primarie, mentre quella del dott. Imbrici può essere tranquillamente assunta senza ulteriori esami.
E la risposta del La Salvia arriva subito. Quella che prima poteva essere semplicemente un’ipotesi o un caso di scuola, si trasforma prepotentemente in una minaccia: si candiderà con una sua lista personale e probabilmente tenterà di aggregare intorno al suo nome e alla sua esperienza una coalizione. Ma la minaccia rischia di diventare un’autentica bomba fine di mondo per il centrosinistra, in quanto il La Salvia, passato in forze all’offensiva, fa delle avances proprio ai consiglieri in carica del PD, sancendo di fatto una spaccatura nel partito. La situazione non deve essere piaciuta molto al candidato designato Imbrici, che, ricordiamolo, non è nato ieri, di politica ne capisce, in passato è stato consigliere comunale, vanta una militanza di tutto rispetto nel PCI, e quella mossa del La Salvia deve avergli risvegliato i fantasmi del 2002, quando dopo la caduta del sindaco Lomuscio, alle elezioni la sinistra andò divisa, con due candidati, e al ballottaggio arrivarono Santangelo e Ventola, ovvero i due competitor del Centrodestra. Tant’è che Imbrici non accetta subito e si prende quarantotto drammatiche ore di riflessione.
Significative sono le parole del Presidente del Consiglio dott. Di Fazio. Parlando il 18 febbraio in un’assise, fa accapponare la pelle a qualcuno. Sostanzialmente dice con estrema tranquillità di non essere sicuro di candidarsi nel PD, che non parla a nome di un gruppo ma a titolo esclusivamente personale, aggiungendo però che tutti i consiglieri si sono ritrovati d’accordo su un punto: ritengono sbagliate le scelte della Segreteria in merito alle candidature. In altre parole, i consiglieri in carica del PD dovranno sciogliere il nodo gordiano della lealtà ad una amministrazione e ad un sindaco che per cinque anni hanno sostenuto e del quale hanno condiviso le scelte, o al partito di appartenenza che di fatto quel sindaco non vuole riconfermare. Si vedrà.
Ed ora qualche considerazione.

Le Primarie

Nascono con il Centrosinistra e il PD le ha addirittura nello statuto. Dovrebbero rappresentare una estrema ratio quando di raggiungere un accordo proprio non è cosa. Ultimamente si sono trasformate in una scorciatoia se non in un’ordalia, privando la politica di un luogo e di un tempo per la discussione. Ne esiste anche una versione destrorsa di cui abbiamo avuto ampia dimostrazione il 5 febbraio. Son servite a confermare una scelta che i maggiorenti della coalizione avevano già fatto, tanto che il figliol reprobo Giovanni Patruno si è ritrovato praticamente solo contro tutti.
Ma il Centrosinistra le Primarie non le fa sempre, almeno per scegliere il candidato a primo cittadino. Non le ha fatte nel 2012 e non le fece nemmeno nel 2007 (allora il PD non esisteva ancora). Di solito sono precedute dalla dizione salvo convergenze, ovvero le facciamo se proprio non ne possiamo fare a meno, il che rappresenta una sorta di stigma nei confronti di chi vi partecipa e paradossalmente anche di chi le vince: una candidato sindaco che è di fatto una seconda scelta.
Il caso di La Salvia rappresenta una sorta di paradosso nel paradosso. Se è comprensibile ricorrere alle Primarie quando di cavalli buoni non se ne trovano, lo è un po’ meno pretenderle quando il candidato potrebbe essere un sindaco uscente, per di più a mandato terminato naturalmente. Un errore, a mio parere, corroborato dal comportamento tenuto dal Partito Democratico nei confronti dell’Amministrazione in questi cinque anni, perché se critica doveva esserci, ha poco senso farla a mandato scaduto. Da quelle parti si difendono sostenendo una tesi alquanto bizzarra che si regge sulla dicotomia tra gruppo consiliare e partito, prendendone quasi le distanze e relegando il primo ad una sorta di organo autoreferente. E’ vero che in questi anni la vita del PD a Canosa è stata alquanto travagliata e che dopo il Congresso dell’ottobre 2013 la nuova maggioranza del partito è durata pochi mesi, culminati con le dimissioni dell’allora segretario Tonino Metta. Ma è altrettanto vero che seppur il circolo sia rimasto sospeso come nel limbo di un commissariamento di fatto mai formalizzato, il PD è sempre stato rappresentato nelle sedi opportune, ogni volta che il caso lo ha richiesto, dal suo segretario provinciale. Ciò che invece sta venendo meno in questi giorni è una certa continuità con le precedenti segreterie, ma questa è l’essenza del partito renziano, della rottamazione.

La Coalizione

E’ la faccenda più spinosa. Dopo la defezione di socialisti e Lista La Salvia, e il voltafaccia di Papagna, la coalizione di centrosinistra si compone di PD, Io Canosa (creatura silvestriana) e una lista civica che raccoglie il voto giovanile e quello più a sinistra. Quante possibilità avrebbero di far eleggere il loro candidato? Non molte, se si considerano le lacerazioni interne al partito maggiormente rappresentativo. A Canosa non esiste una vera a propria minoranza ufficialmente costituita, come è invece nell’accezione nazionale. Ma il discrimine tra le varie anime del partito sembra essere il giudizio sui cinque anni passati all’Amministrazione, giudicati positivamente da chi a qualche titolo ne ha fatto parte, in maniera nient’affatto lusinghiera dalle nuove leve. Problema non da poco. Se infatti le Primarie le dovesse vincere il candidato proposto dal PD piuttosto che quello di Io Canosa, lo stesso non potrà astenersi del tutto su un giudizio che inevitabilmente gli verrà richiesto sugli anni di La Salvia, con il rischio di fare il pesce in barile. Situazione resa più complicata dall’assoluta mancanza di un dibattito interno sulla questione e dall’assoluta assenza di un pronunciamento netto e pubblico della Segreteria.
Se invece a prevalere alle Primarie fosse un candidato diverso da quello del PD, il problema si porrebbe in misura minore o non si porrebbe affatto, in quanto nessuna delle forze della nuova coalizione (ad eccezione del solo PD) sorregge organicamente o abbia sorretto l’Amministrazione La Salvia. Ma ciò non avvantaggerebbe il PD, anzi desterebbe una certa preoccupazione perché lo relegherebbe ad un ruolo gregario, con tutto ciò che ne conseguirebbe anche sul risultato elettorale. Purtroppo, e qui devo esprimere un amaro giudizio, anche se in pochi a Canosa si dichiarano renziani, il renzismo in quanto tale ha attecchito non poco. Lo si capisce dalla prova muscolare, dall’arroganza, dal rischio ai limiti della temerarietà e dalla convinzione di essere sempre e comunque dalla parte della ragione. Non per niente il gruppo dirigente che si sta giocando adesso la partita elezioni, è lo stesso che costituì il Comitato del Sì al referendum perdente del 4 dicembre, e paradossalmente anche i maggiori protagonisti di questo gioco provengono da quelle file. Possiamo fidarci di siffatta compagnia visto che hanno già perso clamorosamente una volta?


Sabino Saccinto

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Pubblicato il 10/02/2017 h 14:12:21
Modificato il 22/02/2017 h 10:18:06

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