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Il Partito democratico vince le Europee e qualcuno vuol far credere che il merito sia tutto suo, salvo poi scoprire che mai come in questi mesi il partito si trova in un caos totale ed il rischio serio di disconoscere la militanza

Giovedì 29 maggio è apparso su “La Gazzetta del Mezzogiorno” un articolo a firma di Antonio Bufano nel quale si dava conto delle dichiarazioni rilasciate dal dott. Luciano Pio Papagna dopo la vittoria del Partito Democratico nelle recenti elezioni europee. Mi hanno colpito le sue parole, che di seguito riporto: “Anche a Canosa, così come in tutta Italia, si assiste ad un trionfo Renzi, Tutto questo è frutto di una volontà popolare in grado di voler affermare un solo principio: “Cambiare verso anche a Canosa”. Si assiste, infatti, al più grande risultato ottenuto nella storia del centrosinistra, ricordando che il Pd alle ultime amministrative ottenne solamente il 6,94%. Ora la vecchia guardia dem esce definitivamente rottamata da un voto che mai nessuno, da quando il Pd è nato nel 2007, si sarebbe neanche sognato. Ecco perché la fiducia che è stata riposta in Renzi e nei suoi rappresentanti locali diventa una grande responsabilità che onoreremo affinché il futuro di tutti sia più solare e soprattutto dignitoso in ogni suo aspetto. Ringraziamo per questo, a nome del comitato “Adesso Canosa per Renzi”, tutti coloro che hanno espresso le preferenze per il Partito Democratico, e siamo sicuri che tanti altri condivideranno con noi questo nuovo percorso che ci vedrà protagonisti del nuovo che cambia”.

Prima di commentare le dichiarazioni del dott. Papagna, dal mio punto di vista ovviamente, mi preme fare qualche piccola considerazione di carattere tecnico. E’ vero che alle ultime amministrative il PD ha preso 1129 voti, corrispondenti precisamente al 6,94% - come riporta il dott. Papagna dopo accurata, penso, consultazione delle carte – ma è anche vero che raffrontare dati non omogenei, come possono essere per l’appunto quelli di una elezione europea, con i risultati di un’elezione amministrativa, non ha molto senso dal punto di vista statistico e, soprattutto, politico. E’ storicamente dimostrato che non coincidono mai, farlo significa solo alimentare una deriva demagogica che con la sinistra classica ha poco a che vedere. Lo dico perché se osservassimo gli accadimenti nella loro giusta dimensione, scopriremmo, ad esempio, che alle Europee del 2009 il PD a Canosa conseguì ben 2094 preferenze, IDV la lusinghiera cifra di 1027 e SEL 618. Se li sommassimo tutti, per via della comune collocazione politica, otterremmo 3739 voti di preferenza. A distanza di cinque anni la situazione non è granché migliorata ed il risultato fantasmagorico di cui parla il dott. Papagna non è affatto storico, e non è il più grande risultato ottenuto dal centrosinistra. Quell’area politica oggi è stata votata sì da 2866 elettori del PD (772 in più rispetto alle precedenti europee), ma IDV ha perso il 90% dei suoi voti riducendosi a 101 suffragi, i Verdi sono ridotti giusto ad una testimonianza con 32 voti e la lista “L’altra Europa con Tsipras” non ha superato quota 193. In totale fanno 2999 suffragi, cioè tra il 2009 e il 2014 il centrosinistra a Canosa ha perso 740 voti, e scusate se sono pochi. Se ciò rappresenta un successo per il dott. Papagna, lo è molto meno per gli elettori di centrosinistra, più ancora per quelli di sinistra.
Fosse semplicemente una questione di cifre, il tutto si limiterebbe ad una discussione dai risvolti forse accademici ma fondamentalmente pacifica e civile. Il guaio è che nell’enumerare i suoi risultati, forse senza rendersene conto, il dott. Papagna conduce un attacco poco gradito e sostanzialmente ingeneroso verso la vecchia guardia del PD, che a suo dire uscirebbe rottamata definitivamente da queste elezioni. Affermazione che suona alquanto bizzarra. Quale sarebbe la vecchia guardia, infatti? Quella che ha avuto la responsabilità del partito prima dell’ultimo congresso, quello di ottobre, e ne è uscita sconfitta allora, o l’altra seguita subito dopo, vincitrice forse più per allucinazione renziana che per merito proprio e squagliatasi dopo solo sei mesi? Forse il dott. Papagna lo ignora, ma a Canosa il PD di nuovo conio è del tutto privo di organi e gruppi dirigenti. In altre parole non esiste. Qualche mese fa, infatti, il nuovo segretario ha rassegnato le dimissioni e con esso è finito in braghe di tela tutto il partito. Risultato ne è che il PD a Canosa ha una sua sede, almeno anagrafica, ha assessori e consiglieri comunali, ma non ha un segretario, è privo di organi dirigenti locali ed in questo bailamme non è stato nemmeno commissariato, come il minimo di igiene politica e istituzionale richiederebbe. Nel frattempo quasi tutto il vecchio coordinamento, quello costretto alle dimissioni, si è trasferito armi e bagagli in Via Piave, dove ha sede il comitato “Adesso Canosa per Renzi”, nel quale il dott. Papagna, a dargli retta, ricopre un ruolo più da pentastellato che da democratico renziano: portavoce ufficiale.
Tale stato di cose è stato reso evidente da un comizio di ringraziamento tenuto qualche settimana dopo. Ha parlato il dott. Papagna in rappresentanza del comitato, ed il dott. Mennea Ruggiero, consigliere regionale PD, in rappresentanza di non si sa bene cosa.
E’ stata una manifestazione alquanto surreale, se non paradossale. Non si capisce infatti come possa il portavoce di un comitato ispirato all’attuale segretario nazionale del PD, dichiararsi renziano di rito ma non di tessera; così come non è chiaro che funzione abbiano ora i comitati Renzi. Si costituirono per le primarie quando il loro leader ne ebbe necessità. Dovrebbero essere oggi sciolti, avendo esaurito la funzione per la quale nacquero, e invece continuano imperituri ad esistere. Misteri buffi che non finiscono mai di tormentarci.
Comunque il dott. Papagna, nella sua prolusione, ha manifestato una certa fiducia nell’attuale presidente del Consiglio. Ma ha anche fatto bene a ricordare a tutti noi che l’unica collocazione politica certa e dichiarata che può esibire senza rischio di smentita, è quella di Canosa futura, declinazione “local” dell’Italia futura di montezemoliana memoria, movimento poi inabissatosi, di cui il dott. Papagna è stato candidato sindaco nel 2012 in concorrenza con l’attuale, poi risultato vincitore, di centrosinistra. Era davvero un’altra epoca quella, se oggi il dott. Papagna abbraccia ciò che allora era al suo opposto. Ma dimenticavo, quella era la vecchia guardia, la stessa che fu poi rottamata al congresso, alla quale si continuano ad addossare tutte le responsabilità politiche presenti, passate e future, e che il dott. Papagna dice di aver ri-rottamato. Più che una vicenda politica sembra un girone infernale.

Ma non tutta la vecchia guardia è stata maledetta. Dal furore iconoclastico qualcuno si è salvato, chi magari aveva mostrato un atteggiamento piuttosto critico allora e continua a farlo adesso nei confronti dell’amministrazione di sinistra, che vorrebbe dimessa, magari attaccata alla colonna infame o condannata all’ignominia. Sono quelli che furono allora del PD, ma lo sono soprattutto oggi, che non si preoccupano che il portavoce dell’associazione che si ispira a Renzi sieda su uno scranno del Consiglio comunale in opposizione al sindaco, nonostante ufficialmente il PD sia organico a questa amministrazione. Pur non dichiarandosi mai per ciò che sono, scrivono commenti di fuoco sui social network, ad esempio in occasione della vittoria di Renzi: “Incredibile il risultato del PD a Canosa. Alle elezioni comunali di due anni fa, la vecchia dirigenza del partito, bersaniani e dalemiani guidati da Capozza, dopo enormi difficoltà nel trovare candidati disponibili per la propria lista, prese un misero 7%. Dopo un totale rinnovamento della dirigenza e l’ingresso di nuove risorse che hanno appoggiato il progetto di Renzi, in soli due anni siamo passati al 30% delle europee. Spero sia solo l’inizio, ora bisogna cambiare verso anche al Comune....più di qualcuno va rottamato.”
Peccato che proprio quel tentativo di rottamazione ha avuto un esito nefasto per il PD a Canosa. La vicenda del tentato azzeramento della giunta, con annesse lettere di dimissioni degli assessori PD in carica, consegnate non si sa bene da chi all’Ufficio Protocollo, e smentite il giorno dopo dagli assessori stessi, ha prodotto le dimissioni del segretario politico, con nocumento per tutto il partito, soprattutto per quelle facce nuove, le “nuove risorse”.

Sabino Saccinto

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Pubblicato il 17/07/2014 h 22:53:47
Modificato il 22/07/2014 h 12:01:28

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