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Mago Michelone

Elezioni politiche perse dal Centrosinistra nel settembre del 2022. I responsabili che glissano e le considerano addirittura un successo. Le responsabilità del Governatore

Se è possibile definire una data di fine della Primavera pugliese – quella stagione politica nata nel 2015, con l’elezione a presidente della Regione Puglia di Nichi Vendola – non credo ve ne sia una migliore di quella del 25 settembre 2022, la domenica delle elezioni politiche.
Di sicuro lo spirito di quei momenti si era già disperso negli anni, ne mancava la certificazione e con essa una data da apporre a futura memoria. Michele Emiliano si era proposto come continuatore di quella politica e, in virtù di questo, ha vinto le elezioni regionali nel 2015 e nel 2020, ma era chiaro già da qualche anno che quello spirito si era consunto, logorato e con esso affossato tutto il Centrosinistra. Il PD, per dire, aveva preso nel 2018 in Puglia 281.639 voti al Senato e 298.772 alla Camera, nel 2022 ne ha presi 278.934 al Senato e 293.188 alla Camera: un calo in valori assoluti che ne testimonia la crisi sistemica. E di questa Emiliano ha una responsabilità non esclusiva, ma notevole. Il paradosso è che da questa sconfitta ne escono premiati proprio quegli uomini che dell’insuccesso portano le maggiori responsabilità, ad iniziare da quel Marco Lacarra che del PD è segretario regionale da tempo immemore, lo era già nel 2017, e che sotto la sua direzione il partito non ha brillato per risultati politici che non fossero quelli della promozione personale di qualcuno, ad iniziare dalla sua. A parte il Senato, dove il partito ha voluto riservare un posto sicuro a Francesco Boccia, ed un altro altrettanto sicuro ad una candidata campana, alla Camera risultano soddisfatti, insieme a Lacarra, il braccio destro di Emiliano, Claudio Stefanazzi e Ubaldo Pagano (una riconferma da Rosatellum). Ma ciò che è interessante non è come è finita, ma come è iniziata, perché il mago Michelone di una cosa può ritenersi soddisfatto, di aver fatto eleggere qualcuno molto vicino a lui, ma anche di aver imposto le candidature alle Politiche. Non dimentichiamo che anche Raffaele Piemontese, vicepresidente della Regione Puglia e assessore alle Finanze, ha avuto un posto di favore alla Camera nel collegio plurinominale di Foggia ed uno all’uninominale di Cerignola, dove la partita è stata più difficile e si è visto. Non ce l’ha fatta. Tradito, forse, dall’estensione esagerata dei collegi elettorali imposta dalla riduzione dei parlamentari. Ma dove Emiliano non è riuscito a far candidare i suoi vicinissimi, ha fatto in modo che non ci fossero persone a lui sgradite, creando nelle candidature una sorta di copia carbone della mappa del suo potere in regione. C’è riuscito andando a discutere direttamente a Roma con il segretario del Partito Democratico Enrico Letta. Da quel che si sa, lo ha infinocchiato ricorrendo ad un vero gioco da illusionista. Gli ha fatto credere che in Puglia sarebbero state determinanti le liste civiche che lui stesso ha creato. Dovrebbero essere un sistema di supporto elettorale al PD quando concorre in elezioni che vanno al di là della Terra di Bari, per poi tornare ad essere uno strumento di garanzia del potere di Michelone quando le competizioni avvengono in ambiti più ristretti. Se Letta, tra le tante cose che un segretario nazionale deve fare, avesse avuto il tempo di rileggersi “Le anime morte” di Gogol, forse un tantino più illuminato sarebbe stato nell’accettare la mercanzia offerta dal mago Michelone, convinto forse che in certe regioni del Sud il potere dei vicerè sia scolpito nella roccia. Già Francesco Boccia in passato aveva mostrato un certo scetticismo verso questo civismo anomalo con il quale il mago Michelone imbarcava a destra e a manca residuati della Prima, della Seconda e forse della Terza Repubblica come farebbe il Grande Inquisitore. Gente che al momento opportuno lo ha mollato per lidi più promettenti. De Caro, sindaco sicuramente non ostile a Emiliano, dopo la batosta elettorale che ha fatto fuori anche suoi garantiti ha scritto su Fb: “basta con i capi corrente che fanno e disfano le liste a propria immagine e somiglianza. Basta con questo esercizio del potere per il potere. Basta con l’autoconservazione come unico scopo della politica. O saremo capaci, finalmente, di azzerare questi meccanismi perversi e di ritornare a parlare alle persone, oppure la sconfitta perpetua alla elezioni politiche sarà il nostro ineluttabile destino”.
Bravo, sette più. Ottima analisi che descriverebbe benissimo il sistema di potere di Michelone solo se ampliassimo un tantino l’orizzonte e al posto dei capicorrente del PD, che tra l’altro sembrano essere stati tutti fulminati sulla via di Emiliano, ci mettessimo i capibastone delle civiche, se considerassimo anche il potere di Michelone che, in questi anni, più di tutti, si è manifestato come un reale esercizio del potere per il potere. Basta guardare il suo entourage, gli uomini e le donne di cui si è circondato: Maurodinoia, Stea, il Rocco Palese già sfidante di Nichi Vendola nel 2010, oggi assessore alla Sanità nella strana giunta Emiliano (famoso per quel “Rocco chi?” pronunciato da Berlusconi allora), per concludere con il Massimo Cassano – anche lui convertito sulla strada di Emiliano, fondatore di Puglia Popolare che diventa Popolari per Emiliano – direttore generale dell’ARPAL per nomina diretta del Governatore. Nel 2022 si è reso protagonista di un piccolo giallo politico: non ha appoggiato il Centrosinistra su cui Michelone evidentemente puntava, ha optato per il duo Calenda-Renzi, tanto per far capire di che pasta son fatte le liste civiche di Emiliano. Ma questi son solo quelli più conosciuti, dietro c’è un pletora di cacicchi locali, ognuno con un suo pezzettino di consenso ritagliato in ogni angolo della regione che cercano di mettere a rendita ogni volta che possono. E, a reggere il moccolo, il Segretario regionale del PD: quel Lacarra che ha steso a tappetino il PD pugliese ai voleri di Michelone, che ne dispone come meglio crede, figure barbine comprese, come quella frase apparsa su un manifesto contro Giorgia Meloni (non pasaran, gli faremo sputare sangue) che ha suscitato l’indignazione di chi Emiliano non lo conosce e l’ilarità di chi invece lo conosce bene. Si riferiva ai fascisti. Nella sua strana testa era convinto che la Puglia fosse una regione defascistizzata, strano per chi ha osservato quanto accaduto in questi ultimi anni: dall’iscrizione a ruolo di quasi tutta una classe politica di destra nei suoi assessorati, al sostegno offerto a Pippi Mellone, fascistissimo sindaco di Nardò a cui Michelone ha offerto addirittura il suo sostegno contro il candidato, che pur c’era, di Centrosinistra.

Sabino Saccinto

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Pubblicato il 20/10/2022 h 12:48:39
Modificato il 20/10/2022 h 12:49:53

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