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Il partito dei disperati che sperano

Nessuno avrebbe scommesso su di loro, ma ora rischiano di rovinare la festa a chi si è apparecchiato a tavola senza aver fatto prima i conti con l’oste. Decideranno loro chi sarà il prossimo sindaco di Canosa.

La situazione è salva? Di certo con la rinuncia del dott. La Salvia a ricandidarsi per problemi strettamente personali, alcuni alibi a sinistra devono essere saltati, e non so quanto questo giovi al candidato unico, per forza del Fato – ma non so quanto ne sia propizio - Imbrici. Se in due l’eventuale flop poteva essere scaricato sul sindaco uscente, sottrattore di voti al Centrosinistra, da solo l’impresa sarà sicuramente più ardua. Non ha concorrenti, almeno nel suo campo, e dovrà dimostrare quanto vale, anche se l’intero schieramento appare eccessivamente composito.
A queste amministrative i candidati sindaci sono cinque, un numero che costringerà ai ballottaggi Sabino Silvestri, il dott. Imbrici, l’avv. Princigalli, Cosimo Pellegrino e ultimo, ma non per importanza, l’avv. Morra per il M5S. Si accettano scommesse su chi ce la farà.
Nella sua ultima intervista a Claudia Vitrani per “La Terra del Sole”, Ernesto La Salvia tracciava profili e dava qualche giudizio sui candidati superstiti - possiamo dire così - lasciando intravedere qualche simpatia per il candidato grillino. Due concetti mi hanno fatto particolarmente riflettere, se vogliamo correlati: il quasi endorsement per Morra, e il giudizio sferzante sulla coalizione di Centrosinistra, considerata alla stessa stregua del pentapartito, ovvero un residuato della Prima Repubblica, concluso da un altrettanto icastico “non hanno capito niente”.
Ricordo che qualche mese fa, ebbi un amichevolissimo colloquio con l’attuale segretario di circolo del PD di Canosa sulla necessità di un’alleanza con gli ultra centristi di Silvestri, confrontandomi sul rischio, per lui poco meno di una ipotesi del terzo tipo, che il M5S potesse diventare forza temibile, almeno fino a puntare ad un eventuale ballottaggio.
Francamente non ho mai capito quanto ci sia di ideale o quanto possa essere rilevante sul piano dei valori condivisibili, la scelta di dar luogo ad un’alleanza così inedita per il PD a Canosa. Mi sembrava, e ne ebbi conferma dalle sue parole, più un matrimonio di interesse che d’amore: le liste civiche di Silvestri portano voti. E questo è più che sufficiente alla causa del PD. Ma secondo quale metodo? Chiaramente quello antico dei legami extra-politici, gli stessi sui quali si era basata per circa cinquant’anni tutta la Prima Repubblica nelle varie accezioni e diramazioni. Ecco il nesso con il Pentapartito citato da La Salvia. Secondo quella logica non c’è posto per puristi e per idealisti: tutto si combina e ricombina secondo gli eventi, ma anche in funzione dei tanti propri “particulari”. I grillini potranno anche essere il primo partito in quanto a preferenze a Canosa, come accaduto almeno in un paio di occasioni, ma alle Amministrative, dove si eleggono sindaco e consiglieri, non possono che sperare in un qualche punticino percentuale, se gli va bene, tale da scavalcare lo sbarramento. Ecco il corto circuito temporale, l’illusione, se vogliamo, che riarma certi vecchi arnesi del passato fino a indurli a credere di poter rivivere gli anni di quando Berta filava e i partiti comandavano, il “non avete capito niente” del La Salvia.
Ma siamo proprio sicuri che è possibile redimere o portare su logiche più “razionali” un elettorato così numeroso, accecato dal sacro fuoco della purificazione? Personalmente credo di no. Penso, anzi, che ci sia qualcosa di pre-politico prima ancora che antropologico, nelle scelte di taluni di opporsi al Sistema. E’ vero, chi vota cinque stelle ha una nozione alternativa e spesso semplicistica della politica. Crede che la risoluzione di problemi complessi sia legato ad un dato di volontà più che di reale difficoltà nell’individuare una via d’uscita. A quel punto tutto può andar bene, anche che ministro dell’economia sia la massaia di Lenin. E’ sicuramente un limite questo se lo vediamo dalla nostra ottica, dal nostro punto di vista, e forse lo sarà anche oggettivamente. Ma ci siamo mai chiesti, noi benpensanti che della politica abbiamo la giusta misura, cosa ci sta dietro?
L’elettore cinque stelle è molto vicino a noi. E’ il nostro vicino di casa, il nostro collega di lavoro, a volte anche il nostro amico con il quale abbiamo condiviso in passato un percorso politico. A quella scelta si può arrivare per opportunismo, non vi è dubbio, ma anche per disperazione, perché una risposta semplice, lineare, per quanto fasulla o fallace è sempre meglio di una non risposta o dei fallimenti concettuali di cui la Sinistra in questi anni si è alimentata. Spesso si arriva per frustrazione o per mancanza di fiducia nei partiti tradizionali. Le recenti votazioni di Roma e Torino hanno dimostrato che la mappa del voto è drammaticamente cambiata negli ultimi anni. Ai Parioli, ad esempio, in maggioranza hanno votato PD, ma se si prende quell’autobus che dal centro città ti porta nelle periferie, il gradiente del politicamente corretto scade progressivamente, mentre cresce ineluttabile la rabbia, la delusione, e di pari passo quella illusoria speranza, condita da qualche acino di certezza magari anche un po’ plebea: la Sinistra ha fallito tradendo la sua missione. Nulla ha potuto contro la globalizzazione che divora posti di lavoro e crea malessere e disperazione. Per molti di quelli che un lavoro non ce l’hanno più, per i piccoli commercianti che hanno chiuso bottega o negozio, la risposta è il M5S o i populisti, come li chiamano. Può sembrare un paradosso e magari lo è. Da questi individui che hanno perso tanto in questi anni, ci si attenderebbe un atteggiamento sfiduciato, nichilista, ma il fatto stesso che credono ancora nella possibilità che qualcuno rimetta tutto a posto, è sorprendente. Così come è altrettanto sorprendente l’accozzaglia di vecchi arnesi che si è ricostituita sotto le bandiere tradizionali, come se nulla fosse accaduto in questi anni, come se i vecchi paradigmi valessero ancora, tronfi nelle loro infinite certezze di poter ancora continuare a suonare il violino con i piedi. Il candidato ora unico del Centrosinistra, nella sua campagna elettorale ripete affannosamente che da Canosa sono andati via circa mille individui, e questo lo preoccupa. Ma io, al posto suo, mi preoccuperei piuttosto di quelli che sono rimasti e che potrebbero mollargli una fragorosa sberla.


Sabino Saccinto

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Pubblicato il 16/05/2017 h 22:24:26
Modificato il 07/06/2017 h 13:37:23

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