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L’intellettualone

C’è un motivo per il quale mi sono deciso a pubblicare questo post. Ed è una notizia che spero abbia sconvolto anche i rossobruni, quelli, per intenderci, che riconoscono le ragioni di Putin e, di conseguenza, dell’attacco all’Ucraina. La decisione del presidente americano Donald Trump di acquistare gasolio dalla Russia, dopo essere stato, seppur riluttante, d’accordo con gli altri Paesi europei sulle sanzioni come metodo per contenere la guerra, fa cadere uno dei cardini ideologici del sostegno dei nostri intellettuali di sinistra alla Russia di Putin, ovvero la contrapposizione notevole all’imperialismo americano. Oggi chissà come la penseranno, quanto meno alla luce di quest’ultimo evento, che, ricordiamolo, è successivo all’intervista del prof. Luciano Canfora rilasciata a “Il Fatto quotidiano”. E chissà cosa penseranno di questa saldatura tra i due autocrati, quello russo e quello americano, che non è ideologica, va bene ribadirlo, ma esclusivamente di interessi, dei quali sono dimostrabili solo quelli elettorali dell’americano? Ovviamente a Putin conviene. Lo vede come una ragione in più per credere che il mondo occidentale è alla frutta e che la cosiddetta democrazia illiberale, da lui propagandata e dal suo filosofo di riferimento Aleksandr Dugin estesa e spiegata, sia la misura giusta dei tempi moderni. Chissà se i nostri intellettuali di sinistra saranno d’accordo anche su questo concetto.

C’è una maledizione che si abbatte sulla sinistra ogni volta che si va incontro o si esce appena da un evento importante, molto spesso elettorale. Il 21 settembre scorso ho pubblicato un post sulle dinamiche interne al cosiddetto Campo largo, ponendo attenzione su una questione di metodo (quella di Conte che si fa votare il programma dalla base M5S), ma anche di merito: le diverse posizioni interne alle componenti del Campo largo sulla guerra in Ucraina. Posizioni di fatto inconciliabili, sulle quali diventa difficile, se non impossibile, costruire un percorso. Lo sarebbe solo se la guerra in Ucraina finisse di colpo.

Pochi giorni dopo è apparsa su “Il Fatto quotidiano” un’intervista a Luciano Canfora. Ed il professore di certo non le ha mandate a dire, anzi, ha lavorato di sciabola più che di fioretto. La prima portata non era proprio un antipasto, e, se lo è stato, non era di quelli leggeri.
Si può fare un paragone tra la Resistenza in Italia durante la seconda guerra mondiale e quella di Zelensky che cerca di non farsi sopraffare da Putin?
Le posizioni del prof. Canfora non sono molto diverse da quelle di Revelli, per dire, altro intellettuale iscritto alla sua stessa corrente di pensiero. La risposta non può essere che negativa. La Resistenza italiana non ha nulla a che vedere con quella ucraina. Canfora va giù pesante. Ed il professore di certo non le ha mandate a dire, anzi, ha lavorato di sciabola più che di fioretto. La prima portata non era proprio un antipasto, e, se lo è stato, non era di quelli leggeri.
Si può fare un paragone tra la Resistenza in Italia durante la seconda guerra mondiale e quella di Zelensky che cerca di non farsi sopraffare da Putin?
Le posizioni del prof. Canfora non sono molto diverse da quelle di Revelli, per dire, altro intellettuale iscritto alla sua stessa corrente di pensiero. La risposta non può essere che negativa. La Resistenza italiana non ha nulla a che vedere con quella ucraina. Canfora va giù pesante. Dice che quella è una “tesi che gronda malafede” . Cosa significhi lo dice più in là, quando l’intervistatore gli chiede: “Non abbiamo, noi democrazie, un obbligo morale contro i regimi e le loro violazioni del diritto internazionale?” La reazione del professore è di quelle che si hanno quando uno studente un po’ testone fa una domanda stupida: “Ah, certamente: possiamo iniziare dal Sud Sudan, poi intervenire militarmente contro Israele e pure contro gli Stati Uniti. La malafede consiste nell’isolare un singolo caso, manipolarne le ragioni profonde e dire che si tratta di una questione morale. Non funziona così.” Come funzioni non lo dice, ma è chiaro che secondo il professor Canfora non esiste uno specifico ucraino, o, se dovesse esistere, sarebbe il frutto di una manipolazione. In altre parole: alterare i dati storici a vantaggio delle proprie tesi. Secondo il professore, quella ucraina rientrerebbe nel calderone di tutte le guerre regionali in corso nel mondo, dai luoghi più sperduti a quelli più vicini, e gli abusi, le violazioni territoriali, i massacri su larga scala non rappresentano un’eccezione, ma la regola. Che vogliamo fare, suggerisce il professore, imbracciare le armi e correre in difesa di ogni abusato, violentato, leso nei suoi diritti, violato nell’integrità dei suoi confini nazionali o, peggio ancora, foraggiare i conflitti vendendogli le armi, quindi prendendone parte? Sempre secondo il professore, uno specifico ucraino invece esiste, ma non è nient’affatto onorevole. Alla domanda se la sproporzione delle forze in campo rimandi al concetto di Resistenza, il professore ha quasi un moto di stizza, di indignazione: “Ma i Paesi europei stanno mandando quattrini a non finire senza sapere neanche che fine facciano. Le stesse armi circolano poi in un commercio illegale. Gli oligarchi ucraini si stanno rimpannucciando a spese dei nostri stupidi governi che svenano i propri Paesi per “morire per Danzica”. Si stimano 10 milioni di ucraini scappati in Europa dall’inizio della guerra e ospitati nei vari Paesi: benissimo, ma perché quando arrivano 50 disgraziati su un barchino casca il mondo come se fosse un’invasione?”
Mi sembra tutto abbastanza chiaro, a parte il riferimento ambiguo alla Seconda Guerra Mondiale e a quel morire per Danzica che fu proprio la domanda che gli Stati europei si fecero sul se ne valesse la pena prendere parte ad un conflitto per difendere uno Stato attaccato. Il professore considera la guerra in Ucraina una fonte di arricchimento, non per la nazione o il popolo, ma per una parte molto ristretta della società ucraina: gli oligarchi. E i nostri governi sono gli utili idioti che li foraggiano. Fino ad affondare il colpo con decisione: “La corruzione regna sovrana. Si immagina Parri che rubacchia o si rivende le armi della Resistenza? La Resistenza italiana era fatta di piccole formazioni spontanee, clandestine, mentre da una parte c’era un regno amico degli Alleati e dall’altra una Repubblica sociale gestita dai fascisti. In Ucraina non stiamo dando armi a una resistenza, ma a un Paese che col suo esercito combatte una guerra con un altro. E con un esito molto diverso dalla fine della Seconda guerra mondiale.”
E’ l’idea prevalente tra chi si trova spiazzato da quello che sta accadendo, soprattutto a sinistra. Tra chi ha vissuto tutta la vita anche manifestando contro l’imperialismo americano, contro la NATO, a coltivare l’idea che il socialismo reale potesse rappresentare un’opzione praticabile rispetto al mondo capitalista e che ora non riesce nemmeno ad intravedere i guasti e le macerie lasciate da quel mondo e dal degradarsi da quello che ne è seguito. Nella sua intervista, il professor Canfora mette forte l’accento sul carattere antifascista della Resistenza. Alla domanda se esista una specificità ideologica, risponde: “Certamente, perché esiste la specificità del contesto del nazifascismo. Tanto è vero che da decenni esiste una disputa ridicola intorno alla parola fascismo, al concetto di neofascismo e così via. Il fascismo è stato tante cose diverse nel corso di quei 20 anni, ma bisogna guardarsi da ogni analogia ingannevole, mentre invece oggi si tende a riproporre quei concetti a sproposito”.
Cosa vuole dirci il professore? Che la parola fascismo oggi va soppesata, possibilmente evitata, che non esistendo più uno specifico contesto storico di riferimento il suo utilizzo è improprio? Sembra quasi che il professore voglia mettere le mani avanti, pararsi, scongiurare, intimare di non farlo: “non vi azzardate a chiedermi se Putin è un fascista o meno”. Forse quella è l’unica domanda che in questo contesto avrebbe avuto un senso. Putin è un fascista? E se non lo è, come definire la Russia di oggi, come giudicare le guerre grandi e piccole che promuove e conduce: Cecenia, Georgia, Siria e ora Ucraina? E il suo è un regime autoritario di stampo fascista o altro, visto che usa la democrazia formale come un paravento per consentirsi di poter esercitare il suo potere a vita? Come giudica, il prof. Canfora, gli assassini di giornalisti, blogger e oppositori politici, come anche di oligarchi caduti in disgrazia? E visto che ha una sensibilità particolare per la legalità, cosa pensa degli oligarchi russi che all’ombra di Putin son cresciuti e si sono arricchiti oltremodo, violando in maniera smaccata le regole, rubando e facendo anche di peggio?
Certo, nessuno vuol fare la guerra alla Russia perché non è un modello di democrazia. Ma la Russia, e questo Canfora si guarda bene dal dirlo, ha invaso militarmente l’Ucraina. E’ così che è scoppiata la guerra. Ascoltando, invece, il professore se ne ricava l’impressione che sia accaduto il contrario, che Putin sia la vittima e non il carnefice, che la sua operazione militare speciale sia la naturale, fisiologica reazione allo strapotere NATO che si allarga a dismisura lambendo e minacciando i confini dell’ex URSS, dell’Impero.
Lui è preoccupato perché “con questo prolungare il conflitto il pericolo è di andare verso il peggio, invece che mettere fine alla guerra” . Per fortuna non dice, come Conte o Travaglio, che l’Italia può dormire sonni tranquilli, tanto i russi non porteranno mai i cosacchi ad abbeverare i loro cavalli in Piazza San Pietro.

Sabino Saccinto

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Pubblicato il 28/10/2026 h 12:03:27
Modificato il 28/10/2026 h 12:38:50

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