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Il profeta

Davide Casaleggio, figlio del fondatore del M5S, rilascia un’intervista al giornale “La Verità” in cui profetizza la scomparsa del Parlamento italiano tra qualche lustro. Boutade estiva o il padrone della piattaforma Rousseau ha un programma?

Sconcerto vero o ipocrisia? Di sicuro le parole di Casaleggio figlio (Davide per l’anagrafe) non sono, né potrebbero considerarsi una novità. Buon sangue non mente. Il padre Roberto, poi scomparso all’età in cui un politico è solitamente all’apice del potere, di profezie bislacche ne aveva elaborate in quantità industriale, non è chiaro se per accumulare consenso spaventando o perché ne fosse realmente convinto. L’idea di Gaia, della guerra mondiale che avrebbe fatto qualche miliardo di vittime e dell’era successiva che sarebbe stata dominata da internet, ne hanno fatto un cult del pensiero politico futurista approssimato. Lo consideravano uno dei pochi visionari della politica italiana, e probabilmente lo era per davvero, se non di visioni almeno distopie.
Pensare il futuro non è facile, non per niente in questo tipo di esercizio si cimentano di solito autori di libri o di film di fantscienza. Farlo con gli strumenti di oggi pensando che saranno anche quelli di domani espone a seri rischi, tra i quali quello del ridicolo. Il figlio Davide, in questo senso, ha preferito un approccio più realistico, per quanto possa essere possibile in casa Casaleggio. Niente miliardi di vittime, niente nuove guerre mondiali. Ha semplicemente previsto, o sentenziato, che in un paio di lustri il Parlamento, già al limite dell’utilità oggi, non servirà più, superato dalla tecnologia e dalla democrazia diretta. Niente più discussioni defatiganti, niente più partiti. Il tutto molto celere, smart. Ogni cittadino verrà arruolato in una sorta di servizio politico permanente effettivo, come legiferatore e dovrà far pesare, eccome, i suoi clic in un turbine di decisioni che andranno dagli argomenti più conosciuti e magari discussi al bar, a quelli più criptici e misteriosi. E ogni volta dovrà esprimere e far pesare la sua decisione in una sorta di codice binario perenne (sì o no, approvato o respinto). Questa, secondo Casaleggio, sarà la democrazia del futuro, partecipativa sicuramente, ma sulla base di un piano di leggi e di proposte stabilite, non è chiaro da chi.
Naturalmente l’uscita giornalistica del Casaleggio figlio è stata criticata con la dovuta misura, la stessa che si prende quando ci si ritrova davanti ad una patente boutade che non può essere stroncata per quello che è. Ma nessuno si è chiesto, ad esempio, quanto il Casaleggio ci fosse o ci faceva. Come può una persona che ha studiato, che detiene di fatto le chiavi del partito politico di maggioranza, che ne è persino titolare del suo “sistema operativo”, credere ad una tale enormità? Profezia auto avverante?
Sappiamo molto bene che in Italia, ad esempio, già è alquanto difficile modificare la Carta costituzionale. Nel dicembre 2016 fallì miseramente l’ultimo tentativo, e non era stato il primo. Sappiamo anche che la prima parte della nostra Costituzione è addirittura immodificabile. Come possa pensare una persona che non abbia seri problemi di intelletto, che non sia uno sciroccato o che non faccia uso abituale di allucinogeni, che sia addirittura possibile modificare l’assetto di uno Stato trasformandolo da repubblica parlamentare in plebiscitaria rimane un mistero, non tanto per la boutade in sé, quanto per il fatto che a simili castronerie ci stiamo quasi assuefacendo. Se si crede che, alle condizioni date, sia possibile attivare il reddito di cittadinanza, introdurre la flat tax e cancellare l’emigrazione, allora sì che è possibile tutto, compresa la scomparsa del Parlamento.

Viviamo nel mondo della post verità, che è lo specchio di quella dimensione virtuale, ormai componente dilatatasi a dismisura del nostro vissuto, in cui saltano tutti i nessi logici, i rapporti di causa effetto; quel particolare spazio mentale dove tutto e il suo contrario può essere probabile. La nostra memoria condivisa si alimenta in continuazione di eventi reali o inventati, di notizie vere o di fake news. Un tempo certe uscite sarebbero state liquidate con una sonora risata, tale da scoraggiare per sempre il latore di idee impossibili spacciate per vere dal farlo ancora. Oggi invece la più potente boiata diventa un’opzione nel meno pericoloso dei casi, uno strumento sofisticatissimo di lotta politica quando il suo uso diventa scientifico. E purtroppo in un contesto di non di pensanti connessi, il rischio della manipolazione delle coscienze, dell’azione potente della propaganda è realtà, quella stessa che oggi chiamiamo populismo.

Sabino Saccinto

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Pubblicato il 26/07/2018 h 17:56:26
Modificato il 26/07/2018 h 19:13:42

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