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Ventola riesce nell’impresa inaspettata di diventare consigliere regionale dopo una campagna elettorale non eclatante. La sua forza è di aver battuto su temi di corto respiro che hanno puntato direttamente alla pancia dell’elettorato, col cinismo tipico di chi vuole arrivare in alto.

Ve lo ricordate Francè? Il bisindaco di Canosa nonché primo presidente della sesta provincia (la BAT), finito nell’oblio dopo aver esaurito entrambi i mandati e tornato al ben più mesto ed anonimo lavoro di bancario? L’avevamo quasi dimenticato a parte qualche recente evocazione. Colpevolmente direi, perché Francè è tornato alla carica e si è ripreso il palcoscenico, in senso metaforico a anche letterale. Non per niente nelle sue ultime performance ha rifatto la camminata all’indietro di Michael Jackson, anche se lui promette e assicura che, almeno in politica, andrà sempre avanti. E’ riuscito nell’impresa di diventare consigliere regionale a dispetto di tutti quanti noi che non ci avremmo scommesso un solo euro. Ci è riuscito per merito sicuramente, il ragazzo ci sa fare, ma anche per una serie di situazioni abbastanza fortunate per lui (che di culo notoriamente ne ha più di Gastone) e che hanno costituito indubbiamente un handicap per il Centrodestra: le spaccature interne e i due candidati a presidente, che per beffa della legge elettorale son finiti entrambi trombati anche come consiglieri.
L’impresa fallita a Schittulli, paradossalmente è riuscita a Francè, che smessa la casacca berlusconiana con nonchalance (chi l’avrebbe mai pensato che un giorno avrebbe tradito il divo Silvio) ma non quella più prosaica fittiana, si è ritrovato ad essere il primo eletto in una lista (“Oltre con Fitto”) ed in una circoscrizione dove hanno brillato per il nulla soprattutto i suoi avversari interni (Fucci, quello più accreditato, ha chiuso il conteggio a quota 2 mila, non assolutamente paragonabili agli oltre 8 mila collezionati da Francè). Oltre con Fitto per adesso val bene un posto preziosissimo e remuneratissimo da consigliere regionale, domani non sappiamo se Francè seguirà ancora il suo mentore e diventerà anch’egli un ossimoro (conservatore riformista) come il suo capo, o se deciderà di ammazzarlo (politicamente intendo) alla prima occasione utile. L’uomo è ambizioso, si sa, e dotato di uno strato non indifferente di pelo sullo stomaco.

A quest’esito si è arrivati dopo una legge elettorale regionale che più che una legge truffa è una legge barzelletta, il cui prodotto non è solo la promozione di Francè, ma lo squilibrio anacronistico della rappresentanza di genere e l’assoluta mancanza di proporzionalità tra gli eletti e il numero di abitanti per circoscrizione, tanto da indurre qualcuno che di questa legge è stato autore nella passata legislatura regionale, a sollevare alti lai, ma tant’è.
Francè non si è speso poi tantissimo in questa campagna elettorale. Di certo non ha fatto il minimo, ha agito soprattutto sottotraccia, senza pacchiani, costosissimi e ingombranti manifesti tre per sei; senza essere mediaticamente ossessivo, ma affidandosi alla sua vecchia rete, alle antiche amicizie e ai contatti che in questi anni da presidente della Provincia ha pur coltivato. Se vogliamo, un modo di far campagna vecchia maniera, più vicino alla DC dei notabili che ai rutilanti fasti berlusconiani e ai mirabolanti effetti speciali. E in Francè c’è molta DC, soprattutto di relazione. La sua è una corte di miracolati che gli saranno devoti fin quando camperà, cioè sempre, perché Francè alle amicizie ci tiene, eccome. Del resto i figuri che affollano le piazze durante i suoi comizi sono sempre gli stessi da anni. Costituiscono lo zoccolo duro del suo elettorato, che si regge e si estende per parentele e affinità e gli garantisce quei voti costanti, continui ad ogni elezione e che gli permettono di diventare ora sindaco, ora consigliere. In un contesto simile gli argomenti sono un optional. Dal palco non si è prodotto in articolatissime o approfondite analisi che tenessero conto anche del motivo della sua candidatura, che non era quella a sindaco della città, ma a consigliere della Regione, e come tale avrebbe richiesto uno spazio argomentativo più ampio. No, Francè ha puntato come sempre alla pancia dell’elettorato, al quale poco importa delle modifiche costituzionali – non assolutamente criticate da Francè – che annulleranno quelle poche conquiste in fatto di autonomia che le Regioni hanno conosciuto in questi anni, come la possibilità di decidere per buona parte in autonomia il proprio programma energetico, quanto investire in rinnovabili ad esempio, o quanto contare, avere voce sulle determinazioni di forte impatto ambientale, che con le modifiche proposte dal governo Renzi diventeranno materia esclusiva dello Stato centrale. No, Francè ha preferito battere sugli argomenti che ormai da qualche anno a questa parte ripete come un mantra: l’ospedale chiuso (affermazione in parte falsa, un paio di reparti funzionano ancora, ed uno in particolare – quello di Medicina generale – accoglie addirittura pazienti dal resto della Provincia), la Zona artigianale al palo, la tassazione delle aree edificabili a suo parere esosa. Al fondo, prescindendo dagli argomenti che nella mente di chi ascolta occupano lo spazio che trovano, il messaggio nemmeno tanto subliminale che dai palchi ha lanciato, è stato: il 31 maggio avrete due opzioni, votare per me che sono il cambiamento, o votare per Pio Papagna, che per affinità elettive rappresenta l’attuale amministrazione. Un po’ come la pillola blu e quella rossa di Matrix. Efficace il messaggio, prevedibile la risposta, anche se poi omette di ricordare, ad esempio, che uno dei grandi obiettivi mancati della Regione Puglia (non è chiaro come si muoverà il nuovo presidente Michele Emiliano) è proprio quello della raccolta differenziata, che già nel 2013 avrebbe dovuto essere vicina alla percentuale del 65% prevista per legge, ma che ne è stata molto al di sotto, e paradossalmente proprio le città di Andria e Canosa sono state tra le poche ad aver mantenuto quell’indice in linea con la legge nazionale. Ma questi, si sa, sono argomenti complessi, quindi difficilmente permeabili alla demagogia, che è meglio evitare se non si vuole accreditare del sindaco attuale una immagine positiva, specie se l’obiettivo è quello di far passare una sorta di proprietà transitiva per la quale migrerebbero su Papagna tutti i fallimenti dell’amministrazione La Salvia.
Non che dall’altra parte si sia compiuto qualche sforzo intellettuale apprezzabile. A rendere meno evidente la povertà di argomenti di Francè ci hanno pensato per bene dalle parti di Emiliano, con risultati spesso esilaranti. Se la rottura nell’ambito della destra è un dato evidente non privo di una qualche drammaticità, non è proprio chiaro come a sinistra possano sostenere lo stesso candidato (Mennea nella fattispecie) esponenti IDV fuoriusciti dall’amministrazione locale, e consiglieri ed esponenti di maggioranza che quella amministrazione sostengono. Misteri buffi della politica al tempo di oggi.

Sabino Saccinto

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Pubblicato il 10/06/2015 h 13:49:08
Modificato il 10/06/2015 h 16:09:05

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