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Cartelle pazze


Giovedì 28 novembre, prima che iniziasse il consiglio comunale, il popolo dei tartassati si è prodotto in una protesta plateale che così arrabbiata non si vedeva da anni a Canosa. Sono stati i buggerati della contrada San Giorgio Titolone ad assaltare letteralmente Palazzo S. Francesco per protestare contro una messe di cartelle pazze piovute per omessa o infedele dichiarazione ai fini ICI. Aggiungiamo subito che l’evento era stato in qualche modo annunciato da articoli comparsi sui giornali e sui siti web già il giorno stesso, esempi fulgidi di come il “politichese” è ottima lingua per non farci capire niente. Memorabile è stato il coordinatore del PDL (mi chiedo se sia un refuso, visto che Berlusconi ha decretato recentemente la morte di questo partito) Stanislao Sciannamea, che si è raccomandato con il sindaco in carica di seguire, per le aree di tipo D, la stessa volontà politica che ha animato l’amministrazione precedente. Detto così diventa arduo capirci qualcosa. In realtà quella che loro identificano nei comunicati come zona D, è appunto la contrada San Giorgio, il sito dove, secondo la volontà dell’epoca, sarebbe sorto il San Giorgio Village, area attrezzata per un mega-parco dei divertimenti e per ogni ben di dio, lo stesso che avrebbe dovuto creare circa 2000 posti di lavoro. A distanza di ben 8 anni non si è visto nulla, ma le scorie di quella scelta politica quantomeno avventata sono ben visibili adesso, anche se i politici (di destra, di sinistra e di centro) tendono a dissimulare l’accaduto, e a relegare la questione delle cartelle pazze ad una sorta di evento naturale non prevedibile, come l’alluvione o il terremoto. Sappiamo tutti benissimo che se, come dice il PDL, l’approvazione del PRG da parte della Regione Puglia è del 2005, è altrettanto vero che è del 2009 la trasformazione in aree edificabili dei terreni agricoli della contrada San Giorgio. E chi era sindaco all’epoca? Proprio quel Ventola, per gli amici Francè, che oggi si fa latore verso il sindaco della richiesta di un gesto di clemenza fiscale verso gli agricoltori e i proprietari terrieri. E pensare che fu proprio lui, nel 2009, a rilanciare alla grande l’idea del San Giorgio Village, dopo che era rimasto in sonno per almeno tre anni, con la promessa mirabolante che non sarebbe stata un’altra di quelle opere infinite. E, non a caso, il 2009 fu proprio l’anno in cui la carta del San Giorgio Village, Francè se la giocò la seconda volta in una campagna elettorale che lo riguardava direttamente.
Oggi Francè, per bocca del suo coordinatore, ci fa sapere che la sua amministrazione ha adottato in quegli anni una strana logica. Ha distinto tra aree fabbricabili e aree fabbricabili sulla scorta non già di una legge o di un principio giurisprudenziale, ma sulla base di una discrezionalità politica che lui chiama scelta, e che sempre secondo lui rappresenta l’interpretazione autentica e corretta di una legge e di una sentenza della Cassazione: un’area può essere definita edificabile, ma dal punto di vista fiscale può continuare ad essere trattata come agricola se di edifici al momento non se ne prevedono. Interpretazione chiaramente molto discutibile. Rimane un dubbio dal quale speriamo che il dott. Sabatino, uomo di conti ed esperto assai nella materia, nonché consigliere di opposizione, ci sollevi. Si parla di cartelle pazze che risalgono al 2009, anno primo della rivalutazione di quelle aree. Di per certo si sa che una buona parte dei proprietari di quei fondi continuarono a pagare deliberatamente le tasse comunali (l’ICI prima e l’IMU poi) come se il cambio non fosse mai avvenuto. Nessuno sembrò preoccuparsene più di tanto. Ora invece apprendiamo che la volontà politica della precedente amministrazione era quella di non maggiorare i costi per gli agricoltori, dal che dovrei dedurre che se nel frattempo insieme all’amministrazione è cambiata anche la volontà politica, quella espressa dal sindaco La Salvia è terribilmente punitiva nei confronti dei contadini, in quanto avrebbe ripescato nel pregresso ordinando nuovi accertamenti, a meno che quelle cartelle pazze dimorassero tra i cosiddetti residui attivi di Francè, rimasti in sonno per qualche anno e reclamati solo ora. Se fosse davvero così, ci sarebbe da ridere, dimostrerebbe una bizzarra doppiezza del Ventola, da una parte declamava la volontà politica di non intaccare le categorie agricole, dall’altra dava mandato all’Ufficio Ragioneria di riportare nei conteggi gli importi aggiornati, con il rischio che qualcuno, prima o dopo, si sarebbe premurato di riscuoterli.


Post del 30 novembre 2013



Il dott. Papagna e la particella 12


Il dott. Pio Papagna fa sapere attraverso le pagine di Facebook, di essersi astenuto dal votare la delibera di recepimento delle osservazioni emerse nell’ultima Conferenza di Servizi su Contrada Tufarelle, per non essere stato adeguatamente informato, dalla maggioranza o dal legale dell’Ente, sul rischio che si corre approvandola. E’ noto a tutti, anche se non ne ho copia, che qualche giorno prima del Consiglio comunale, i consiglieri tutti, gli assessori, il sindaco ed i dirigenti competenti, hanno ricevuto una missiva dagli avvocati della Bleu s.r.l. dai toni piuttosto ultimativi, nonché minacciosi, su cosa sarebbe accaduto se quella delibera fosse passata, non celando una esplicita indicazione di voto suggerita ai consiglieri.
Purtroppo, di quella lettera non si è fatta voce, né pubblica denuncia, nonostante, oltre a risvolti penali (ma quella è materia per i giudici), contenga chiarissimi significati politici di cui è obbligatorio parlare.
Il dott. Papagna non si sofferma sul contenuto della delibera, ma sarebbe opportuno che lo facesse, perché al di là delle situazioni pregresse delle quali ha ampia conoscenza (come egli stesso ammette), ci sono alcune novità alquanto recenti che non possono non destare un misto di curiosità e di indignazione. Il dott. Papagna sa benissimo che intanto si è reso necessario adottare le conclusioni dell’ultima Conferenza di Servizi, che aveva ravvisato (stranamente e curiosamente) una sostanziale (quindi non solo formale) discrasia tra l’enunciato testuale di una precedente delibera del 2009 del Consiglio comunale, allora retto da Ventola, i principi politici e logici sottesi, e lo strumento operativo.
Il problema dei consiglieri, in una notte, è stato quello di armonizzare il deliberato con le cartografie (da premettere che di particella 12 non si parla esplicitamente in nessuno dei documenti, quasi a volerla esorcizzare); quello dei comuni cittadini, dell’opinione pubblica, è capire se in quella colpevole incongruenza ci sia del dolo, perché è impossibile che ci si dimentichi di una parte strategica dell’area solo per la distrazione di un funzionario.
Purtroppo, quanto accaduto quella sera, con il centrodestra assente alla votazione, e la spaccatura interna ad un partito di minoranza, con un consigliere che vota per approvare e l’altro che fugge a gambe levate, non attenuano quel dubbio, che diventa un sospetto. Unito, questo evento, ai balbettii del centrodestra durante la campagna elettorale sull’argomento scomodissimo delle discariche, l’idea che a Canosa esista un partito della discarica è qualcosa di più dell’intemerata intellettuale di un dietrologo da strapazzo, è un dato di fatto quantomeno politico; è come quando si intuisce che la materia oscura esiste, ma non se ne riesce ad associare una precisa equazione.
Egregio dott. Papagna, in questa consiliatura stiamo assistendo forse fin troppo allo spettacolo inverecondo di rappresentanti del popolo, eletti, che anziché discutere politicamente delle questioni, si sdilinquiscono in prolusioni accademiche degne di sedi più consone alla loro erudizione. Votare, possibilmente evitando l’astensione, è un preciso dovere che almeno su argomenti scottanti come quello della delibera in argomento, va esercitato. Sempre.

Post del 19 marzo 2013



La tragedia di un uomo ridicolo


Chi ha una conoscenza anche minima di letteratura scacchistica, sa che chi gioca a scacchi non ama subire l’umiliazione del matto, solitamente preferisce ritirarsi dalla partita quando le cose si mettono al peggio. Purtroppo questa regola aurea, che salva la faccia ma non sempre l’autostima, non viene quasi mai osservata dai potenti o più semplicemente ex.
Sui giornali di oggi, venerdì 14 dicembre, l’imboscata che il PPE ha teso a Berlusconi è in prima pagina. Invitarlo ad una riunione ai vertici (la causa di quell’incontro era proprio lui) e non fargli sapere che sarebbe arrivato anche il Professore, è di una perfidia peggiore di quella del lussemburghese Juncker quando gli rifilò le tre pacche sulla pelata; guarda caso quello stesso Juncker che ieri è stato felicemente della partita.
La tragedia di un uomo ridicolo la si potrebbe definire. Ma soprattutto quella di un politico incapace di leggere, come fanno i giocatori di scacchi appunto, la partita e realizzare ormai che è tempo di ritirarsi. Certo, di motivi il Cavaliere ne ha a bizzeffe per non dare forfait, inguaiato com’è con processi ancora in corso, con condanne subite in primo grado e con la minaccia dei comunisti al governo e quella sensazione tutta sua di sentirsi immortale. Per non parlare delle sue aziende e degli interessi privatissimi da difendere. Il guaio è che i vecchi trucchi non gli riescono più. Anzi, per certi versi stanno infastidendo oltremodo i suoi colleghi europei, i quali non hanno potuto far altro che intimargli l’alt su certi temi sensibili sui quali aveva già in patria iniziato a ricamare: la Germania, la moneta unica, l’Europa e perfino quel Monti troppo condiscendente, se non addirittura corrivo, verso la Cancelliera di ferro, il convitato di pietra di quel vertice che improvvisamente assume sembianze umane e lo costringe all’angolo.
Francamente non so se il Cavaliere riuscirà a vincere anche questa volta. Dipenderà da quanto gli italiani si sono stancati di lui, e in questo senso i segnali non sono certo incoraggianti. Ma è sicuro che la vicenda politica, e soprattutto umana, di quest’uomo che è stato molto potente in passato, ma che ora rischia di finire nella polvere, sta volgendo al termine, e nel peggiore dei modi. La filmografia insegna che quando si è imboccato il viale del tramonto, difficilmente si riesce a tornare indietro, nonostante gli sforzi.

Post del 14.12.2012




Sabino Saccinto

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Pubblicato il 14/12/2012 h 21:34:59
Modificato il 30/11/2013 h 22:03:02

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