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Il semi dimissionario

Crisi lampo a Palazzo di Città. Il vicesindaco ing. Sanluca Francesco si dimette per motivi personali nello stesso giorno in cui cede alcune deleghe per acquisirne altre e tornare ad essere quello che era prima: vicesindaco e assessore.

Probabilmente è stata la crisi politica più veloce della storia quella che ha colpito l’amministrazione pentastellata del Comune di Canosa di P. nei giorni scorsi. Ha riguardato non un assessore sospeso a metà tra fede grillina e agnosticismo politico, ma addirittura qualcuno che è organico al Movimento, tanto da meritarsi l’incarico di vicesindaco. Accade - e si esaurisce tutto nel giro di un
comunicato apparso sul sito ufficiale del Comune - che l’ing. Sanluca dia le dimissioni da vicesindaco e assessore al SUAP, Commercio, Sport e Polizia Locale per “motivazioni personali”, che evidentemente non devono essere così forti se, dopo lo sconforto iniziale, il sindaco ha già trovato immantinente la soluzione, opportunamente supportato da gruppo consiliare e attivisti M5S. Via le deleghe a SUAP, Commercio e Polizia Locale, e dentro Ambiente, Patrimonio, Protezione Civile e Viabilità. In questo vorticosissimo giro di valzer si salva lo Sport, che rimane dov’era, cioè all’ing. Sanluca, il SUAP, ovvero le attività produttive (delega pesante per definizione) passa al sindaco e si resuscita la figura ibrida del consigliere delegato, che fa tanta Seconda Repubblica, per Commercio e Polizia Locale. Ricordiamo che il passaggio da consigliere ad assessore comporta le dimissioni dal primo incarico, con il rischio spesso reale, in maggioranze inquiete, di rimanere poi disoccupato nel caso il sindaco gli ritiri la fiducia. Il consigliere delegato, invece, gode di uno status particolare. Non diventando assessore non è obbligato a dimettersi da consigliere, ma comunque riceve una delega operativa, anche se alle giunte non può partecipare e non ha diritto di firma sui provvedimenti.
La Giunta Morra, in realtà, non è nuova a forfait assessorili. Il 22 ottobre di un anno fa, ad esempio, a dimettersi, ma lo fece in maniera irrevocabile, fu l’assessore Michele Manfredi, rimettendo nelle mani del sindaco le deleghe ai Lavori Pubblici, Ambiente e Patrimonio. Non sembra che poi l’avv. Morra le abbia riassegnate fino a quando non si è fatto avanti Sanluca, che si è dimesso, sì, ma acquisendo due delle deleghe lasciate da Manfredi: Ambiente e Patrimonio. Politica saggia. Il Morra ha già imparato: mai rimanere a corto di deleghe. Dopo questo doppio giro di valzer, quindi, al netto il sindaco ha ceduto Protezione Civile e Viabilità (non le aveva mai assegnate), conquistando SUAP e Lavori Pubblici, che non è poco, considerato che si tratta di due settori strategici assai, buoni per qualche altra futura crisi lampo, e da usare sapientemente per domare blandendo altri appetiti che nel frattempo potrebbero venir fuori.

Tutto bene? Proprio non direi se le cose stanno come si racconta in giro. Trapela, da ambienti vicini alla politica, che uno dei motivi veri che hanno costretto il Sanluca a chiedere questa sorta di auto avvicendamento, sarebbe legato ad un rapporto non facile con la dirigente del SUAP, l’arch. Annamaria Fabrizia Gagliardi. Se fosse realmente così, saremmo al paradosso oltre che ad una dimostrazione netta di incapacità politica. L’attuale dirigente, infatti, non è diventata tale in virtù di un concorso pubblico vinto, ma più semplicemente per un bando di selezione per la stipula di un contratto a tempo determinato della durata di tre anni nel quale la “scelta finale del candidato resta di competenza del Sindaco, il quale procederà, con atto motivato, alla formale individuazione del candidato prescelto anche sulla scorta degli apprezzamenti espressi, al riguardo, dalla Commissione”. Ci hanno evitato la formula taumaturgica dell’ intuitu personae di ventoliana memoria, ma la sostanza è quella. Se la sono scelta loro. In realtà la Gagliardi sostituisce un dirigente in pensione, e questo forse sarebbe sufficiente a giustificare un concorso pubblico per assumerne uno nuovo a tempo indeterminato, ma ormai è prassi consolidata da almeno un paio di amministrazioni, evitare questo tipo di approccio e selezionare i dirigenti mancanti con bandi come quello prodotto per la Gagliardi; una sorta di spoils system che non solo è tollerato, ma addirittura negli ultimi anni è perfino benedetto se non incentivato, con buona pace della legge Bassanini. Il problema sorge quando poi con quel dirigente si entra in rotta di collisione. Certo, con un culo di pietra che sta lì da sempre è partita persa in partenza, con qualcuno che spera magari in un rinnovo del contratto si gioca facile. I grillini, invece, forse temendo un costoso contenzioso legale, si sono ritrovati nella situazione imbarazzante delle dimissioni presentate dall’assessore al ramo anziché mandare via il dirigente non più desiderato, un autogol che di certo non indebolisce il dirigente e non rafforza affatto la politica.
Questo potrebbe giustificare un abbandono, da parte del Sanluca, della delega alle Attività Produttive, ma non giustifica la rinuncia, se vera rinuncia c’è stata, alla Polizia locale ed al Commercio, se la stessa può rientrare non in un contesto di dissenso interno al Movimento, quanto piuttosto di un bilanciamento interno di poteri. Chi può dirlo? La vecchia politica, la casta, aveva tanti difetti, ma almeno le lotte interne alle maggioranze non solo erano chiare ed evidenti, ma i protagonisti avevano nomi e cognomi noti, così come le ragioni che li muovevano, nobili o meno. La post politica a 5 stelle invece ha un qualcosa di impenetrabile, di misterioso. Con quelli era quasi tutto prevedibile e riconducibile a categorie note della politica, anche se spesso deprecabili. Con questi altri invece non si capisce mai cosa ci sia dietro.

Sabino Saccinto

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Pubblicato il 28/09/2018 h 23:17:43
Modificato il 07/10/2018 h 18:48:19

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