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La nuova Programmazione dei Fondi Europei 2014/2020

L’Europa al bivio, con i BRICS che avanzano, la Strategia di Lisbona che non ha prodotto i frutti sperati e, sullo sfondo, una riduzione di aiuti per le regioni meridionali italiane nei futuri sette anni. Sabino D’Aulisa ne parla in questa analisi fredda, scientifica, ma anche ottimistica se si farà tutto il necessario.
Per poter comprendere gli obiettivi che la UE vuole centrare con la Programmazione dei Fondi Europei per il periodo 2014/2020 è necessario partire dalla Strategia di Lisbona del 2000 in cui erano quantificati i seguenti obiettivi da raggiungere entro il 2010: crescita del Tasso di Occupazione dal 60 al 70%, investimenti in Ricerca & Sviluppo dall’1,8 al 3% del PIL.
Nel 2005 la Strategia è stata valutata, corretta e rilanciata partendo dalle criticità emerse:
  1. Effetti della Globalizzazione: la Cina cresce anche in segmenti industriali ad alto valore aggiunto; l’India si specializza nel terziario avanzato grazie ad un capitale umano giovane, anglofono e specializzato; gli Stati Uniti dominano nel campo delle Tecnologie dell’Infomazione e della Comunicazione (ICT); l’insieme di queste cause provoca la riduzione delle quote di mercato e di domanda mondiale di beni europei per la concorrenza di Cina, India e USA.
  2. Invecchiamento della popolazione con la progressiva insostenibilità dei diversi sistemi di Welfare.
  3. Il ritardo nell’adozione e diffusione delle tecnologie dell’informazione e telecomunicazione provoca una riduzione di competitività e produttività delle imprese europee.

Nonostante l’individuazione di queste criticità e dei correttivi apportati, nel 2009 nell’Europa a 27 il tasso di occupazione era giunto al 64,6% mentre gli investimenti di R&S avevano raggiunto il 2% del PIL.
Analizzando l’utilizzo dei fondi strutturali dell’Obiettivo Convergenza e per l’obiettivo di sviluppo regionale e per l’occupazione si è evidenziata una scarsa capacità di attuazione soprattutto per i Programmi Operativi dell’Obiettivo Convergenza a causa della frammentazione degli interventi, dei bassi livelli di attuazione degli impegni e dei pagamenti, dei lunghi archi temporali per la realizzazione dei progetti e dei risultati non sempre visibili.
Da questa analisi è emerso che il mancato raggiungimento dei risultati attesi dipendeva da molte criticità, alcune particolarmente rilevanti quali la mancata previsione della più grave crisi finanziaria dal dopoguerra e degli effetti della globalizzazione, progressi diseguali tra stati membri e scarsa attenzione delle Istituzioni locali.
Da queste analisi gli scenari operativi cui l’UE si trova di fronte sono tre:
  1. ripresa sostenibile “L’Europa è in grado di tornare al precedente andamento di crescita e di aumentare la sua capacità di ottenere risultati ancora migliori”;
  2. ripresa fiacca “L’Europa avrà subito una perdita permanente di ricchezza e ricomincerà a crescere partendo da questa situazione deteriorata”;
  3. un decennio andato in fumo “L’Europa avrà subito una perdita permanente di ricchezza e possibilità di futura crescita”.

L’obiettivo di Europa 2020 è seguire la prima prospettiva con tre priorità:
  1. crescita intelligente – sviluppare un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione;
  2. crescita sostenibile – promuovere un’economia più efficiente sotto il profilo delle risorse, più verde e più competitiva;
  3. crescita inclusiva – promuovere un’economia con un alto tasso di occupazione, che favorisca la coesione economica, sociale e territoriale.

Ciascuna di queste priorità verrà perseguita mediante una serie di iniziative faro.
Per la crescita intelligente saranno:
  1. l’unione dell’innovazione
  2. youth on the move
  3. un’Agenda europea del digitale
L’unione dell’innovazione ha l’obiettivo di riorientare la politica di R&S e innovazione in funzione delle sfide che si pongono alla nostra società, come il cambiamento climatico, l’uso efficiente delle risorse e l’energia, la salute e il cambiamento demografico. Occorrerà rafforzare tutti gli anelli della catena dell’innovazione, dalla ricerca "blue sky" alla commercializzazione. I Programmi Operativi (PO) relativi a questa iniziativa faro avranno una dotazione di 80 miliardi di euro.
Youth on the move ha l’obiettivo di aumentare l’attrattiva internazionale degli istituti europei di insegnamento superiore e migliorare la qualità generale di tutti i livelli dell’istruzione e della formazione nell’UE, combinando eccellenza ed equità, mediante la promozione della mobilità di studenti e tirocinanti, e migliorare la situazione occupazionale dei giovani. I PO avranno una dotazione di 15,2 miliardi di euro.
L’Agenda europea del digitale ha l’obiettivo di trarre vantaggi socioeconomici sostenibili da un mercato unico del digitale basato sull’internet veloce e superveloce e su applicazioni interoperabili, garantendo a tutti l’accesso alla banda larga entro il 2013 e l’accesso a velocità di internet nettamente superiori (30 Mbp o più) entro il 2020, e assicurando che almeno il 50% delle famiglie europee si abboni a connessioni internet di oltre 100 MbP.

Per la crescita sostenibile le iniziative faro sono:
  1. un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse
  2. una politica industriale per l’era della globalizzazione
L’obiettivo di un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse è favorire la transizione verso un’economia efficiente sotto il profilo delle risorse e a basse emissioni di carbonio, che usi tutte le sue risorse in modo efficiente. Occorre scindere la crescita economica dell’UE dall’uso delle risorse e dell’energia, ridurre le emissioni di CO2, migliorare la competitività e promuovere una maggiore sicurezza energetica. Per una politica industriale per l’era della globalizzazione la Commissione collaborerà strettamente con le parti interessate di diversi settori (imprese, sindacati, università, ONG, organizzazioni di consumatori) e definirà un quadro per una politica industriale moderna che sostenga l’imprenditoria, guidi l’industria e la prepari ad affrontare queste sfide, promuova la competitività delle industrie primarie, manifatturiere e terziarie europee e le aiuti a cogliere le opportunità offerte dalla globalizzazione e dall’economia verde. Il quadro contemplerà tutti gli elementi della catena del valore, che sta diventando sempre più internazionale, dall’accesso alle materie prime al servizio postvendita.
Facendo fronte al 20% del fabbisogno energetico dell’Europa mediante fonti energetiche rinnovabili si potrebbero creare oltre 600.000 posti di lavoro nell’UE nonché altri 400.000 se si consegue l’obiettivo di oltre il 20% relativo all’efficienza energetica.

Per la crescita inclusiva le iniziative faro sono:
  1. un’agenda per le nuove competenze e nuovi posti di lavoro
  2. una piattaforma europea contro la povertà
L’obiettivo dell’ agenda per le nuove competenze e nuovi posti di lavoro è porre le basi della modernizzazione dei mercati del lavoro onde aumentare i livelli di occupazione e garantire la sostenibilità dei modelli sociali. Questo significa migliorare la partecipazione delle persone mediante l’acquisizione di nuove competenze per consentire alla forza lavoro attuale e futura di adeguarsi alle mutate condizioni e all’eventuale riorientamento professionale, ridurre la disoccupazione e aumentare la produttività del lavoro. I PO avranno una dotazione di 850 milioni di euro.
La piattaforma europea contro la povertà ha l’obiettivo di garantire la coesione economica, sociale e territoriale prendendo spunto dall’anno europeo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale onde migliorare la consapevolezza e riconoscere i diritti fondamentali delle persone vittime della povertà e dell’esclusione sociale, consentendo loro di vivere in modo dignitoso e di partecipare attivamente alla società.
Particolare attenzione avranno i PO per la cultura e la creatività che, facendo riferimento a più iniziative faro, avranno una dotazione di 1,8 miliardi di euro.
Queste tre priorità hanno cinque traguardi quantificati:
  1. portare il tasso di occupazione della popolazione di età compresa tra i 20 ed i 64 anni ad almeno il 75%;
  2. investire il 3% del PIL in R&S migliorando in particolare le condizioni per gli investimenti in R&S del settore privato
  3. ridurre le emissioni di gas a effetto serra almeno del 20% rispetto ai livelli del 1990 o del 30% se sussistono le condizioni necessarie, portare al 20% la quota delle fonti di energia rinnovabile nel nostro consumo finale e migliorare del 20% l’efficienza energetica;
  4. ridurre il tasso di abbandono scolastico dal 15 al 10% e portare dal 31 al 40% la quota di popolazione europea di età compresa tra i 30 ed i 34 anni in possesso di un diploma universitario;
  5. ridurre del 25% il numero di europei che vivono al di sotto delle quote di povertà nazionali facendo uscire dalla povertà oltre 20 milioni di persone.
L’analisi di questi dati e delle priorità scaturite evidenzia sia quanto gli obiettivi siano ambiziosi, sia le ricadute sulla nuova programmazione dei Fondi Europei 2014/2020. E’ importante sottolineare che per raggiungere questi obiettivi verranno finanziati quei progetti che realmente saranno in linea con le aspettative da raggiungere.
Ultima annotazione, probabilmente il 2014/2020 sarà l’ultimo periodo in cui la Puglia è inserita tra le Regioni dell’Obiettivo Convergenza dell’UE, questo non solo per un eventuale miglioramento del pil pro capite dei suoi abitanti, ma anche perché con l’ingresso dei nuovi Paesi Membri sono entrate a far parte dell’Europa a 27 Regioni sensibilmente più povere rispetto a quelle italiane. Sarà dunque, con ogni probabilità, l’ultima occasione che la Puglia avrà di poter finanziare i propri programmi di sviluppo con le risorse messe in campo dai PO dell’UE.

N.d.a. I dati e le informazioni citate in questo articolo sono tratti da pubblicazioni della Commissione Europea.

Sabino D’Aulisa

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Pubblicato il 17/05/2013 h 16:43:25
Modificato il 06/06/2013 h 13:44:33

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