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Bleu ricorre al TAR

La Bleu s.r.l. dei Maio fa ricorso al TAR contro le delibere di Comune e Regione Puglia che hanno istituito Parco Tufarelle e limitato le attività di discarica.

Il giorno di Santo Stefano ultimo scorso, la giunta comunale si è riunita, e tra le altre decisioni ha conferito l’incarico di difendere il Comune di Canosa di P. davanti al TAR all’avv. Didonna, per la causa promossa dal dott. Maio contro l’Ente. Per intenderci, la Bleu s.r.l., l’azienda che tuttora gestisce le discariche di Contrada Tufarelle, non ha preso assolutamente bene le ultime delibere comunali e regionali che di fatto gli hanno precluso la possibilità di espandersi e coltivare ancora per qualche decennio il proprio business.
Già su questo sito avevamo dato conto di un’altra causa, in sede civile, intentata sempre dalla Bleu s.r.l. con annessa richiesta di risarcimento multimilionario (non è chiaro a che punto sia) e delle missive dal vago intento intimidatorio nei confronti di sindaco, assessori, consiglieri comunali e dirigenti. Questa volta il dott. Maio ha deciso di percorrere le vie ordinarie rivolgendosi al TAR e chiedendo l’annullamento di un blocco abbastanza sostanzioso di delibere e, addirittura, di verbali di Conferenze di Servizio. In pratica, il legale rappresentante della Bleu s.r.l. chiede che Contrada Tufarelle ritorni ad una condizione anteriore all’anno 2007, quando il concetto di parco naturale iniziava ad essere accennato e la magistratura apriva indagini che si concludevano con un nulla di fatto.
Ora gli imprenditori delle discariche, che con un eufemismo si autodefiniscono ecologici, ricorrono agli azzeccagarbugli, nella speranza tutt’altra vana che una virgola, un vizio di forma, un errore procedurale o qualunque altra diavoleria giuridica possa ribaltare decisioni prese in anni agognati di incontri, conferenze, comizi pubblici, manifestazioni, articoli apparsi sui giornali e sui blog. E sì, perché quando ci si rivolge alla giustizia, l’alea del giudizio è inevitabile, nessuno può essere sicuro di aver ragione, e il rischio che tutto si azzeri e che la famigerata discarica da qualche milione di metri cubici si faccia, diventa tangibile. Da una parte vi è una comunità che ha intrapreso un percorso virtuoso perfino nella gestione dei propri rifiuti, quelli casalinghi; che in questi anni è stata turlupinata dall’abbaglio delle royalty che il dott. Maio usava come il bastone e la carota, facendole venir meno all’approssimarsi di un rinnovo o di una nuova richiesta di ampliamento; dall’altra vi è un genere di imprenditoria che non è stato mai troppo simpatico ai comuni cittadini e di questi tempi ancora di più, se si pensa a certe vicende come le discariche romane con contorno di inchieste e arresti o il bubbone della Terra dei fuochi scoperto tardivamente. Ma ancora questi signori continuano a ritenere che gli affari sono affari e che nulla conta più del business, che qualche bastone fra le ruote ad un’attività che non offre al degrado ambientale nemmeno il contraltare della ricchezza o del benessere economico, sia una sorta di attentato alla libera imprenditoria, in ossequio a quella finta religione del liberismo e del turbo capitalismo i cui proseliti resistono nonostante le macerie che ha prodotto.
Sarà su questo aberrante - per noi – principio, nient’affatto imbarazzante per loro, oltre che sulle scartoffie, che Maio fonderà il suo attacco e chiederà lo status quo antea. E in questo strano quanto anomalo contesto, il rischio più grosso non è che lui lo chieda – rientra tra i suoi diritti costituzionalmente riconosciuti – quanto che qualcuno (mi riferisco ai giudici) possa perfino dargli ragione. A quel punto sarà tutto perduto.

Sabino Saccinto

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Pubblicato il 16/01/2014 h 16:06:57
Modificato il 16/01/2014 h 16:16:32

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