Il Campo largo
"Niente più armi all"Ucraina, no al piano europeo di riarmo e all’aumento delle spese militari fino al 5% del PIL. È da qui che parte il Movimento 5 Stelle per definire la propria proposta per l’alternativa a Giorgia Meloni". 
Questo l’incipit di un articolo di Matteo Pucciarelli su Repubblica di domenica 20 settembre. Si riferiva al convegno dei M5S sul voto online che i militanti del Movimento avrebbero espresso sulla piattaforma programmatica da portare in coalizione. Viene descritta come la proposta alternativa a Giorgia Meloni, e sicuramente lo è, ma non è chiaro se gli altri leader dell’istituendo Campo largo saranno così entusiasti di abbracciarla, ad iniziare da Elly Schlein. Di sicuro ci sono molti punti su cui sarà possibile la convergenza, ma quello della guerra in Ucraina sarà uno scoglio. Elly Schlein si dichiara ottimista e pensa che un accordo sarà possibile.
Conte la pone sulla difesa ed il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione, fermandosi però a quell’Italia ripudia la guerra, senza proseguire oltre, ovvero
"come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Ammette che l’Ucraina è lo Stato aggredito, ma evidentemente non gli riconosce il diritto a difendersi, o quantomeno a farsi aiutare da altri, se non con interventi diretti, almeno indiretti. In questo senso non la pensa molto diversamente da Putin, secondo il quale è da ritenere un atto di guerra non solo lo schierare truppe al fronte, ma anche fornire armi ad una delle due parti in conflitto, anche se quello aiutato è il paese invaso. Non si pone il problema di cosa accadrebbe all’Ucraina se dovesse essere lasciata sola nel conflitto e ritiene di non avere ragione di preoccuparsi se la Russia dovesse completare la sua operazione militare speciale, perché è convinto che anche una Russia che ha dato prova di prepotenza non può rappresentare un pericolo per l’Italia. Ma Conte ritiene pericoloso proseguire quel conflitto, in quanto teme l’escalation militare, e quindi, immagino, la conseguenza di una minaccia anche per l’Italia, salvo poi accettare le esternazioni a Nova di un suo importante ospite, James Kenneth Galbraith, che quasi sfotte chi è convinto di un rischio tangibile:
“Vi aspettate che l’esercito russo arrivi attraverso le Alpi come Annibale?” In casa Cinque Stelle la confusione è palpabile e non si capisce proprio il timore per un’escalation militare (Conte quando dichiara i rischi di un proseguimento del conflitto) se poi se ne minimizzano gli atti ostili, che, a quanto riferiscono le cronache, già stanno avvenendo sotto forma di minacce ibride o provocazioni. E soprattutto non si capisce se la linea di Conte sia quella esposta, sempre a Nova, da Ginevra Bompiani, che ha dichiarato:
“Si può fare la pace subito soltanto se si accettano le condizioni di Putin”. E le dichiarazioni di Ginevra Bompiani, che almeno hanno il pregio della concretezza, sono come un elefante nel corridoio dei M5S. Anche Conte auspica di farla finita subito assecondando i desiderata dell’autocrate Putin? Non è chiaro, anche perché Conte non si è mai espresso, se non con affermazioni fumose. Quello che Conte ci offre è un florilegio di enunciazioni sprezzanti sul ruolo dell’Europa, così la chiama lui, e su un’idea dell’UE che somiglia più ad una caricatura. Nel suo tentativo estremo di semplificazione, sennò corre il rischio di non essere compreso dalla sua base, fa passare l’Europa come la vera guerrafondaia. La sua nuova ossessione è diventata la Germania, che ha ripreso un programma massiccio di riarmo fino a fargli temere la riedizione di quanto accaduto circa un secolo fa. Rafforzato in questa sua convinzione dal fatto che in quel paese stanno conquistando consensi forze politiche che si ispirano chiaramente ad una visione paranazista della società tedesca. Dimentica però che il programma di riarmo dell’EU ha una ragione molto chiara, la minaccia di svuotamento della NATO paventata da un altro campione con il quale Giuseppi, in passato, non ha certo avuto difficoltà, corroborata dalla minaccia russa. E, in questo caso, il suo ospite James Kenneth Galbraith non può sfottere i tedeschi come gli italiani chiedendo se temono che i russi passino dalle Alpi come Annibale.
La questione, che Schlein ritiene risolvibile, non riguarda tanto gli aiuti militari all’Ucraina, non trascurabile comunque - pone un problema politico concreto, non puramente ideologico, come un voto in Parlamento - piuttosto se esistono affinità elettive tra i due e, nel concreto, quale sia la loro idea di mondo.
Schlein è il punto di riferimento di persone che hanno un’idea molto precisa di Putin o Trump, e che ritengono veramente che i valori su cui si fonda l’Unione Europea non siano negoziabili. Per loro, Putin è a capo di una democratura che minaccia costantemente l’Europa nei suoi propositi ideali, ma anche nel concreto. Le forze dell’ultradestra che agitano il Continente, sono funzionali sia al disegno di Putin che a quello di Trump. E ci sono prove tangibili che minacce di questa natura siano già in essere. E’ per questo che la questione Putin, prima ancora che quella ucraina, sia dirimente. In altre parole, quegli italiani che voterebbero per Elly Schlein pretendono una sorta di prova d’amore da quelli che saranno, probabilmente, gli alleati. E questa prova non può escludere l’esposizione di un giudizio chiaro, netto, convincente sulla figura di Putin. E, al momento, Giuseppi, almeno su questo punto, convince pochissimo.
Sabino Saccinto Vers. pdf 
Pubblicato il 21/09/2026 h 13:48:40
Modificato il 21/09/2026 h 14:00:09
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